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Il dramma e il gioco. "La vita è bella" di Roberto Benigni.

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Anteprima della tesi: Il dramma e il gioco. "La vita è bella" di Roberto Benigni., Pagina 4
l'incontenibilità e l'originalità del regista hanno trovato la loro massima espressione, 
anche grazie alla forte collaborazione di tutti quei personaggi che hanno favorito la sua 
carriera, incoraggiandolo e ispirandolo. Nel corso degli anni lo stile di Benigni ha subìto 
dei cambiamenti, alle volte mutando tono e registro, ma conservando sempre una decisa  
impronta personale e presentando elementi ricorrenti, che rendono i suoi film 
immediatamente riconoscibili, quali fantasia, immaginazione, sogno, gioco, ricerca 
poetica, ma soprattutto la perfetta integrazione fra comicità e tragedia.   
Si passa poi ad una capillare analisi del film La vita è bella del 1997, una favola piena di 
dolore, meraviglia e felicità, una grande storia d'amore in cui il primo tempo, aereo e 
spiritoso, accentua per contrasto il buio e le tenebre del secondo. Tanto la prima parte è 
armoniosa e lieve, una favola, una deliziosa ed esilarante commedia realista 
zavattiniana, quanto la seconda vira bruscamente verso la tragedia; il tono cambia 
fatalmente e le tinte sono quelle cupe e irreali di un incubo. In qualche modo due film 
diversissimi, uniti in un dittico che permette al regista di misurarsi con un film diluito 
anche dal punto di vista della macchina da presa: in queste «due anime di La vita è bella 
si rintracciano due differenziati moduli registici: alla fluidità della prima ora si 
contrappone una seconda regia più strappata e sconnessa. Nel complesso, una prova non 
priva di leggiadria, nonostante un piccolo limite: mancare di compattezza e soffrire di 
sbalzi ritmici»
1
. Questo film, anche se ha una cornice storica che è quella dell'Italia 
fascista degli anni Trenta, non vuole essere un film politico, ma il racconto dell'umana 
vicenda di una famiglia che cerca disperatamente di sopravvivere in mezzo allo 
sterminio, il racconto di un padre che attraverso il gioco e la risata vuole salvare 
l'infanzia del proprio figlio e proteggerne l'innocenza.  
Il terzo ed ultimo capitolo analizza il film seguendo le funzioni principali della fiaba 
individuate da Propp, in quanto La vita è bella, per quanto amara, è fondamentalmente 
una fiaba, con tanto di principe e di principesse, di cavalli bianchi e di orchi. Come in 
una fiaba, spostamenti surreali si accompagnano a condensazioni fantastiche e, proprio 
come se ce ne stessero leggendo una, Cerami e Benigni non hanno sentito il bisogno di 
essere realisti, sottolineando al contrario l'emozione e la morale che scaturiscono dalla 
loro affabulazione. Il film, per essere apprezzato pienamente, andrebbe visto e ascoltato 
                                                 
1 C. BORSATTI, Roberto Benigni, Milano, Il Castoro Cinema, 2001, p.101. 
7

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Il dramma e il gioco. "La vita è bella" di Roberto Benigni.

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Braccini
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Educatore professionale socio-culturale
  Relatore: Chiara Tognolotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 109

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Parole chiave

cinema
favola
fiaba
la vita è bella
propp
roberto benigni
umorismo

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