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Il governo della conoscenza nella pubblica amministrazione: l'open access nel Geoportale di Arpa Piemonte

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Anteprima della tesi: Il governo della conoscenza nella pubblica amministrazione: l'open access nel Geoportale di Arpa Piemonte, Pagina 12
20 
- «una condivisione di costi per attività produttive di tipo fisico materiale» 
ottenuta mediante l’utilizzo dello stesso processo produttivo (impianti, attività 
di servizio ecc.) per la produzione concomitante di beni differenti; 
- «un uso allargato delle stesso conoscenze ad ambiti applicativi diversi». 
 
Queste ultime economie di scopo, esito dello sfruttamento di «attività immateriali ad 
alto contenuto di conoscenza», pongono l’accento sul valore competitivo delle 
conoscenze e, in particolare, sulla possibilità di riutilizzarle in modo innovativo in 
differenti aree strategiche dell’impresa
13
. Emerge, così, nuovamente il ruolo chiave 
di una gestione efficiente della conoscenza come driver dell’innovazione. 
Conoscenza innovativamente utilizzata foriera di vantaggio competitivo, frutto di 
una proliferazione delle combinazioni di beni e servizi offerti, in particolare sul 
versante immateriale il quale come si è detto offre oggi maggiori margini di 
soddisfacimento del cliente. 
In passato il focus pressochØ esclusivo sulle economie di scopo di tipo materiale 
(anche nella riformulazione di Chandler in direzione di una semplice «produzione 
coeva»
14
) aveva portato a ritenere l’impresa integrata verticalmente e multi 
settorialmente come l’unica forma organizzativa efficiente d’impresa. Anche nel 
caso di tenui aperture verso l’acquisizione di attività immateriali, queste si 
presentavano come frutto di un inevitabile coordinamento gerarchico, sotto l’influsso 
di quello che Volpato definisce uno «strabismo a favore delle economie di scopo 
fisico-materiale prodotte all’interno della grande impresa» [ivi: 186]. 
Superando tale strabismo che individuava esclusivamente, o quasi, al livello delle 
attività materiali le fonti di guadagno ottenibili dalle economie di scopo, così come 
da quelle di scala, si può correttamente attribuire all’integrazione delle conoscenze, e 
non a quella delle attività, il vero driver dell’innovazione. Sono gli ambiti 
                                                 
13
 Attraverso una prospettiva tale si riesce ad eludere il retaggio del paradigma economico 
neoclassico, il quale sistematicamente espelleva “il processo di generazione dell’innovazione 
dall’analisi economica privilegiando lo studio delle attività fisico-materiali a motivo del fatto che 
queste grandezze economiche […rispettavano] in pieno i postulati della scarsità posti alla base di quel 
paradigma stesso” [Volpato, 2008: 184]. A tal proposito si veda Antonelli [2009] e, ad esempio, 
Rullani [2004a, 2004b].  
14
 Chandler [1990] aveva già riformulato l’accezione originaria di economies of scope, interpretandole 
tipicamente come “economie di diversificazione a macchia d’olio, facendo sostanzialmente sparire la 
condizione della produzione [tecnicamente] congiunta a favore di una semplice produzione coeva da 
parte della stessa organizzazione aziendale” [Volpato, 2008: 183]. Questa visione continuava 
comunque ad intendere le economie di scopo come frutto di attività di tipo fisico-materiale.

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Barberis
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Produzione e Organizzazione della Comunicazione e della Conoscenza
  Relatore: Cristiano Antonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 298

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