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Il governo della conoscenza nella pubblica amministrazione: l'open access nel Geoportale di Arpa Piemonte

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Anteprima della tesi: Il governo della conoscenza nella pubblica amministrazione: l'open access nel Geoportale di Arpa Piemonte, Pagina 14
22 
1.8.1 Virtual enterprise e impresa a rete 
L’innovazione stessa si estende come pratica collaborativa a livello intra-
organizzativo: a un cambiamento di prospettiva circa le forme e i luoghi di attuazione 
dell’innovazione ne corrisponde uno altrettanto radicale nei modelli di business di 
supporto
17
. Infatti, risulta superato e non piø efficiente un «modello di fornitura 
strettamente concorrenziale» [Volpato e Stocchetti, 2007: 32] caratterizzato da 
grandi imprese clienti (OEM) che a seconda della pratica o meno di strategie di buy 
piuttosto che di make, sulla base pressochØ esclusiva del prezzo, si rivolgono a 
                                                                                                                                          
“contrattazione/modularità” proposto da Sturgeon, Florida, Fine e altri [Sturgeon, 2002; Sturgeon e 
Lester 2003; Sturgeon e Florida, 2000; Fine, 1998; Ulrich, 1995] e il modello delle “collaborazioni 
pragmatiche”, supportato dai meccanismi di learning by monitoring, avanzato da Helper, Sabel e 
colleghi [Helper et al, 2003] e in seguito riformulato principalmente da Whitford e Zeitlin [2003] e da 
Herrigel [2003]. Precedentemente e accanto a questi sono stati proposti molti altri modelli, piø o meno 
validi, esaustivi e rimaneggiati, da cui in gran parte i due citati discendono e prendono spunto. Tra 
questi possiamo citare quello ben noto della “produzione snella” [Womack et al., 1990.] e le sue 
riformulazioni [Kochan et al. 1997; MacDuffie e Helper, 1999] o quelli della “specializzazione 
flessibile” [Piore e Sabel, 1984 ; Sabel e Zeitlin, 1985; Regini e Sabel, 1989; Hirst e Zeitlin, 1991], 
della “produzione diversificata di qualità” [Streeck, 1991], della “accumulazione flessibile” 
[Vercellone , 2009], della “razionalizzazione sistemica” [Bechtle, 2005], della “impresa a rete” 
[Gulati, 1998, 1999] ecc.. 
Piø specificamente, se pur senza entrare nel dettaglio delle analisi proprie della letteratura in merito, 
se il modello della produzione modulare risulta sotto certi punti di vista imperfetto e non applicabile 
esaustivamente allo spettro dei casi empirici, anche quello delle collaborazioni pragmatiche, oggi di 
estrema attualità, anche intendendolo nell’accezione rimaneggiata da Whitford e Zeitlin e da Herrigel 
con il riconoscimento dei suoi vincoli di realizzazione, presenta dei connaturati limiti, intrinsechi nelle 
sue premesse, di applicabilità (non potendo d’altronde nessun modello raggiungere un’estensione 
propria di una metafisica, ma essendo, appunto, necessario armonizzarlo con altri per ricomprendere 
nella casistica così ottenuta la quasi-totalità dei fenomeni occorribili). Perciò, come si è detto e si 
ribadirà, emerge la necessità di un modello comprendente strategie multiple e ibridi intermedi tra esse. 
17
 Per quanto solo grossolanamente e in modo indicativo, è possibile riscontrare una conferma di ciò 
anche nei semplici e generali dati relativi all’indagine trasversale circa “i fattori predominanti che 
secondo l’impresa maggiormente hanno contribuito a sviluppare l’innovazione [in questo caso] di 
prodotto”, condotta su quaranta aziende estratte da tutti i gruppi di ricerca delle indagini raccolte nel 
testo di Volpato [2007]. Anche da questi dati di superficie, emerge come, accanto a una sempre 
predominante quantità di innovazione che scaturisce dall’interno dell’organizzazione individuata dalle 
imprese, una quantità sostanziosa di innovazione venga ritenuta scaturire a livello di supply-chain, 
dall’interazione sia con i clienti (consumatori finali o imprese), sia con i fornitori. Ciò “a riprova del 
ruolo che le relazioni di filiera possono avere nel farsi motore dei processi di innovazione” odierni 
[Volpato e Stocchetti, 2007: 46-48]. 
 
Tabella 1.1 – Principali fattori che hanno contribuito all’innovazione di prodotto.  
 n° % 
Innovazione concepita in modo originale dall’impresa 27 67,5 
Interazione con i clienti (commerciali/industriali) 22 55,0 
Interazione con i fornitori 15 37,5 
Rielaborazioni interne di innovazioni introdotte dalla concorrenza 14 35,0 
Interazione con i consumatori 14 35,0 
Collaborazione con centri di ricerca (pubblici e/o privati) 13 32,5 
Innovazione derivante da acquisto di brevetti o licenze 11 27,5 
[Indagine congiunta dei gruppi di ricerca su 40 imprese; in Volpato e Stocchetti, 2007: 48]

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Barberis
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Produzione e Organizzazione della Comunicazione e della Conoscenza
  Relatore: Cristiano Antonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 298

FAQ

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