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Il gran consiglio del fascismo sotto l'aspetto politico - giuridico

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Anteprima della tesi: Il gran consiglio del fascismo sotto l'aspetto politico - giuridico, Pagina 12
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della coscienza nazionale, turbata anche dal rinnovarsi delle violenze 
fasciste.  
Mussolini cominciò il suo discorso dichiarando che non domandava un 
voto politico (avendone avuti anche troppi); lesse ad alta voce l’articolo 
47 dello Statuto, che riconosceva alla Camera il diritto di accusare i 
ministri e tradurli dinanzi all'Alta Corte di Giustizia, chiedendo se 
qualcuno fuori o dentro la Camera volesse avvalersi di tale diritto. 
Quindi affermava testualmente, applaudito con forza dalla maggioranza: 
 
"Dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea e al cospetto di tutto il 
popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità' politica, 
morale, storica, di tutto quanto e' avvenuto… Se il fascismo è stato 
un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a 
delinquere… quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la 
soluzione è nella forza". 
 
I fascisti stessero pur certi che entro quarantotto ore la situazione si 
sarebbe chiarita "su tutta l'area". 
A tale discorso fecero seguito severe misure di repressione, le quali da 
una parte sgomentarono gli oppositori e dall'altra restituivano a 
Mussolini il prestigio in parte perduto di fronte agli estremisti fascisti i 
quali andavano reclamando una politica di intransigenza.  
Il 23 febbraio 1925, Roberto Farinacci veniva nominato segretario 
Nazionale del Partito Fascista. E’ una tappa decisiva, in quanto segna 
l'abbandono dello Stato costituzionale liberale e parlamentare. 
Il primo provvedimento governativo era la mobilitazione di reparti della 
Milizia. Il 6 gennaio il Ministro dell'Interno riferiva al Consiglio la 
chiusura dei circoli e dei ritrovi politici; inoltre i prefetti erano stati 
invitati a prendere provvedimenti contro ogni manifestazione antifascista 
e ad applicare i decreti sulla stampa con i sequestri di giornali 
d'opposizione. 
La responsabilità era affidata a Luigi Federzoni, leader nazionalista 
devoto allo Statuto e al Re, perché era ritenuto il più idoneo ad un ritorno 
alla normalizzazione dopo il delitto Matteotti. 
Dopo il discorso ed i provvedimenti del 3 gennaio 1925, si apriva una 
sfida a Mussolini perché il voto non contava più niente e non era più 
assicurata la incolumità degli eletti.  
Gli aventiniani  potevano portare ad una spaccatura politica; il governo 
vietava loro pubblicazioni e dichiarazioni. L’8 gennaio il gruppo 
dell'Aventino affermava: "La maschera costituzionale e normalizzatrice 
è caduta, il governo calpesta la legge fondamentale dello Stato e soffoca 
la libertà". 

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Il gran consiglio del fascismo sotto l'aspetto politico - giuridico

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Informazioni tesi

  Autore: Mario Massa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

FAQ

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