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Il gran consiglio del fascismo sotto l'aspetto politico - giuridico

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Anteprima della tesi: Il gran consiglio del fascismo sotto l'aspetto politico - giuridico, Pagina 6
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accanto al galantonismo bonario e inutile dell'onorevole Facta, stanno tre 
anime nere della reazione antifascista: i signori Taddei, Amendola e 
Alessio". 
Lo stesso giorno, in Piazza Plebiscito, al termine dell'adunata delle forze 
fasciste, Mussolini nel prendere brevemente la parola affermava con 
chiarezza: 
"O ci danno il governo o lo prenderemo calando su Roma, ormai si tratta 
di giorni e forse di ore". 
La mobilitazione vera e propria aveva inizio il 27 ottobre, mentre veniva 
diffuso in tutta Italia un programma del quadrumvirato preparato da 
Mussolini, nel quale si diceva che l'ora della battaglia decisiva era 
suonata: l'esercito delle camicie nere puntava disperatamente su Roma, il 
governo era decaduto, la Camera sciolta, il Senato aggiornato. Il 
quadrumvirato fascista si installava a Perugia, centro strategico tra l'Alta 
Italia e Roma. 
Le colonne destinate alla vera marcia su Roma si concentravano a Santa 
Marinella, Monterotondo e Tivoli, agli ordini rispettivamente di Perrone-
Compagni affiancato dal generale Ceccherini, di Igliori con il generale 
Fara, e di Bottai. 
Nei capoluoghi di provincia dell'Italia settentrionale e centrale, a partire 
dal pomeriggio del 27, i fascisti si presentarono davanti alle Prefetture, 
alle Questure e agli uffici del telegrafo per impadronirsene. 
Le autorità civili, dopo un primo rifiuto e qualche resistenza incruenta, 
cedettero i poteri alle autorità militari. A Milano Mussolini si era 
barricato nella sede del "Popolo d'Italia", ma nessuno venne a 
disturbarlo. 
La capitale era complessivamente difesa da più di 28 mila uomini delle 
Forze Armate dello Stato. Il Re giunse a Roma il 27 ottobre verso le ore 
19, ricevuto alla stazione da Luigi Facta e si mostrò deciso a non cedere 
ai fascisti. La sera stessa, Luigi Facta andava a Villa Savoia, 
accordandosi con il re per la proclamazione dello stato d'assedio, con il 
relativo decreto che avrebbe dovuto essere firmato il mattino successivo. 
La sera del 28 ottobre, Luigi Facta lasciava il Consiglio dei Ministri per 
andare dal Re a fargli firmare il decreto, ma il Re si rifiutò di firmare. E' 
da ritenere che, durante la notte, consiglieri militari e civili abbiano fatto 
al Re un quadro preoccupante della mobilitazione fascista e delle 
disposizioni dell'esercito, e gli abbiano consigliato di evitare una incerta 
soluzione di forza. 
Il Re accettò volentieri il consiglio, un po' per il rischio di essere 
personalmente considerato dai fascisti come un loro nemico (si disse che 
aveva pensato perfino di abdicare), un po' perché era di carattere e per 
abitudine riluttante a misure energiche. 
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Informazioni tesi

  Autore: Mario Massa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

FAQ

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