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Il gran consiglio del fascismo sotto l'aspetto politico - giuridico

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Anteprima della tesi: Il gran consiglio del fascismo sotto l'aspetto politico - giuridico, Pagina 7
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Tuttavia ormai era chiaro che non si  trattava di una delle solite crisi 
ministeriali e che la soluzione era del tipo extracostituzionale.
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Mussolini non si comportava come un capo o un rappresentante di 
partito, ma come il capo di un gruppo di insorti. Vi furono tentativi dei 
capi nazionalisti (l'onorevole Luigi Federzoni e l'onorevole Antonio 
Salandra) per evitare la capitolazione e per salvare la faccia della 
monarchia, ma tali tentativi incontrarono la netta ostilità di Mussolini, 
che rispose di non aver alcuna intenzione di andare al governo con 
Salandra. 
La mattina del 29 ottobre apparve sul "Popolo d'Italia" un articolo di 
Mussolini: "…per arrivare ad una transazione con Antonio Salandra non 
valeva la pena di mobilitare. Il governo deve essere nettamente 
fascista…….". 
Salandra si ritirava e nel pomeriggio del 29 ottobre veniva recapitato a 
Mussolini un telegramma con il quale il Re gli dava l'incarico di 
comporre il Ministero. 
La sera del 29 ottobre Mussolini partiva da Milano in vagone letto per 
Roma. La mattina del 30 ottobre si presentava al Re Vittorio Emanuele 
III al Quirinale e si proclamava suo servo fedele. 
Venne sottoposta al Re una lista del nuovo governo. Non vi furono 
formalmente trattative tra gruppi politici, in quanto Mussolini si rivolse 
direttamente a uomini di destra e di sinistra, esclusa l'estrema. Mussolini 
tenne per sé il Ministero dell'Interno e l'interim degli Esteri. 
Sul piano legislativo il fascismo, all'indomani della sua ascesa al potere, 
procedette sui binari di una sostanziale moderazione, accontentandosi in 
buona parte di condurre a compimento quanto era già stato iniziato dai 
governi precedenti e senza uscire dal campo della tecnica 
amministrativa. Sul piano dell'azione politica e del concreto esercizio del 
potere, dimostrò invece, anche se in maniera non del tutto scoperta, il 
suo carattere di movimento sostanzialmente eversore del regime liberale-
parlamentare. 
                                                 
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 Le crisi di governo sono di due tipi: crisi parlamentare e crisi extra-parlamentare. 
Nell'ordinamento di democrazia classica (rapporto fiduciario Governo-Parlamento), 
si parla di crisi parlamentare quando vi è la revoca della fiducia, definita come 
mozione di sfiducia. Questa deve essere motivata e sottoscritta da almeno 1/10 dei 
componenti della Camera con votazione per appello nominale. Se è approvata si apre 
la crisi. 
Si definisce crisi extraparlamentare quella in cui non si verifica il rapporto fiduciario 
fra Governo e Parlamento, ma che è determinata da avvenimenti accaduti fuori dal 
Parlamento, che possono essere confermati mediante una discussione parlamentare di 
sfiducia (F. Cuocolo, Istituzioni di diritto pubblico, Milano, 1992, pp. 321- 455). 
 
 
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Informazioni tesi

  Autore: Mario Massa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

FAQ

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bottai
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fascismo
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