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Il lavoro penitenziario dopo il D. Lgs. n. 124 del 2018

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Anteprima della tesi: Il lavoro penitenziario dopo il D. Lgs. n. 124 del 2018, Pagina 6
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caratteri di quello esistente nella società libera, questo principio non vale solo per gli 
istituti penitenziari ma anche per le strutture <<dove si eseguono misure di sicurezza>>, tra 
cui le REMS.
98
 La prima caratteristica, introdotta per la prima volta con la riforma del 
1975, è la “non afflittività” del lavoro penitenziario, formula misconosciuta dal permanere, 
almeno sulla carta, e fino alla riforma del 2018, dell’obbligo di lavoro penitenziario, 
perlomeno riferibile ai soggetti condannati.
99
 La non afflittività era mutuata dalla analoga 
disposizione prevista nella prima versione delle Regole penitenziarie europee, R. (73) n. 5, 
regola 73. L’obiettivo era quello di sgombrare il campo dalla caratteristica del lavoro in 
chiave ulteriormente afflittiva, alla stregua dei lavori forzati.
100
Al fine di garantire la non 
afflittività esso deve svolgersi in condizioni “umane” ma, recuperando l’equiparazione al 
lavoro libero, improntato alle condizioni minime di tutela della salute e della sicurezza dei 
lavoratori, applicabili al soggetto in libertà.
101
 In questo senso, per eliminare il pericolo di 
un ritorno al lavoro meramente fisico, la norma pone anche regole organizzative, 
direttamente ispirate ai principi costituzionali, tra cui il fatto che il lavoro debba fornire le 
competenze professionali spendibili in società, dunque un lavoro non fine a se stesso ma 
produttivo, al fine di recuperare una sensazione di “utilità sociale”.
102
 Direttamente 
connessa al recupero dell’utilità sociale vi è la “remunerazione”, essa si ispira al principio 
espresso dall’art. 36 della Costituzione, secondo il quale il lavoro ha come caratteristica la 
sinallagmaticità, ovvero lo scambio di prestazione lavorativa contro remunerazione. In 
questo senso, la normativa odierna prevede si l’obbligo di remunerazione ma esso si 
discosta dalle caratteristiche di quantificazione proporzionale di cui all’art. 36 della 
Costituzione: l’art. 22 O.P. , riferito al lavoro alle dipendenze dell’amministrazione 
penitenziaria, richiama il criterio della quantificazione qualitativa e quantitativa ma esso 
non appare attuabile, in quanto successivamente stabilisce il criterio “fisso” della 
remunerazione in funzione dei due terzi del contratto collettivo nazionale di lavoro 
 
e all'esterno dell'istituto, lavorazioni e servizi attraverso l'impiego di prestazioni lavorative dei detenuti e 
degli internati. Possono, altresi', essere istituite lavorazioni organizzate e gestite direttamente da enti pubblici 
o privati e corsi di formazione professionale organizzati e svolti da enti pubblici o privati.>> 
98
 P. BRONZO, sub art. 20, cit., p.323 e F. FIORENTIN, La riforma penitenziaria (dd.lgs. 121, 123, 
124/2018), cit., p.34 
99
 E.FASSONE, Sfondi ideologici e scelte normative nella disciplina del lavoro penitenziario, cit.,  p.158, 
mentre per i soggetti assegnati alla casa di cura e di custodia e agli ex OPG, l’obbligo di lavoro sussisteva 
solo se compatibile con le finalità terapeutiche. 
100
 V. FURFARO, Il lavoro penitenziario, aspetti giuridici e sociologici, cit., p.20 
101
 V. FURFARO, Il lavoro penitenziario, aspetti giuridici e sociologici, cit., p.20 
102
 ERRA, (Voce) Lavoro penitenziario, in Enciclopedia del diritto, XXIII, 1973, p. 568

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Ardizio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2019-20
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gianluca Varraso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

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Parole chiave

rieducazione
diritto penitenziario
reinserimento
lavoro penitenziario
lavoro detenuto
lavoro di pubblica utilità
obbligo di lavoro
d lgs 124 2018
124/2018
tesi diritto penitenziario

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