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Il lavoro penitenziario dopo il D. Lgs. n. 124 del 2018

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Anteprima della tesi: Il lavoro penitenziario dopo il D. Lgs. n. 124 del 2018, Pagina 9
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riconoscimento di “posizioni soggettive”, quale il diritto alle ferie retribuite. Forse, si 
sarebbe potuto fare di più, sottolineando il fatto che il riconoscimento del diritto alle ferie 
fosse orientato ad un logica rieducativa, così facendo il detenuto, escluso dal resto della 
società per il tramite di disposizioni diversificate, avrebbe omesso atteggiamenti 
antagonisti e antisociali.
112
  Ai fini dell’incentivo alla formazione professionale, viene 
riconosciuta la tutela assicurativa ed <<ogni altra prevista dalle disposizioni vigenti>> 
anche ai detenuti che frequentino corsi di formazione professionale e tirocini, questo però 
solo entro i limiti degli stanziamenti regionali. Ancora, nulla si esplicita in merito al 
riconoscimento del diritto al TFR e al diritto di sciopero, permanendo dubbi in dottrina 
nello specifico per il riconoscimento di quest’ultimo
113
. La maggior parte degli autori sono 
favorevoli al riconoscimento del diritto di sciopero, in quanto diritto costituzionalmente 
garantito, altri, stante la cogenza dell’obbligo di lavoro, non lo ritengono realizzabile, in 
specie per i lavoratori alle dipendenze dell’amministrazione. La motivazione risiedeva 
principalmente nella sussistenza dell’obbligo di lavoro, oggi, stante il superamento 
dell’obbligo di lavoro di cui all’art. 20 O.P., potremmo affermarne il diritto anche per i 
lavoratori intra moenia. 
 
1.3.2. Segue: il superamento dell’obbligo di lavoro penitenziario  
Il punto focale della riforma è il tentativo del superamento del vetusto carattere di 
obbligatorietà del lavoro penitenziario, 
114
mediante la soppressione dei commi 3 e 4, che 
qualificavano come obbligatorio il lavoro penitenziario per i condannati e per i sottoposti 
alle misure di sicurezza della colonia agricola e della casa di lavoro. L’obbligatorietà si 
poneva in <<un difficile equilibrio>> tra la funzione non afflittiva del lavoro penitenziario 
 
112
 DELLA CASA, Sub art. 1,  in P. Bronzo F. Fiorentin, F. Siracusano (a cura di ), L’esecuzione penale: 
ordinamento penitenziario e leggi complementari, Milano, 2019 p.334 
113
 Si veda il capitolo 2, in merito alla trattazione dei diritti sindacali. 
114
 La modifica sarebbe del tutto inutile secondo M. BORTOLATO, Luci e ombre di una riforma a metà: i 
decreti legislativi 123 e 124 del 2 ottobre 2018, cit., p.128, in quanto permane l’obbligatorietà all’interno del 
codice penale agli artt 22, 23,25, laddove il lavoro è inserito come strumento ulteriormente afflittivo 
dell’esecuzione delle pene dell’ergastolo, reclusione e arresto. Per la dottrina previgente invece il legislatore 
aveva fatto un uso “inappropriato” della parola obbligo, in quanto già ante riforma esso non era affatto 
seguito dall’applicazione delle sanzioni disciplinari ancorchè previste all’interno dell’ordinamento 
penitenziario. Esso poteva al massimo rilevare nel giudizio di prognosi positiva finalizzato alla concessione 
delle misure alternative. E.FASSONE, La pena detentiva in Italia dall’800  alla riforma penitenziaria, cit., p. 
134. Anche per Scognamiglio con il termine obbligo si intendeva il dovere del detenuto di prendere in 
considerazione le offerte a proposte nell’ambito trattamentale ma non era configurabile un obbligo cogente in 
senso stretto. R. SCOGNAMIGLIO, Il lavoro carcerario, Argomenti di diritto del lavoro, 2007, p. 1309

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Ardizio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2019-20
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gianluca Varraso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

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Parole chiave

rieducazione
diritto penitenziario
reinserimento
lavoro penitenziario
lavoro detenuto
lavoro di pubblica utilità
obbligo di lavoro
d lgs 124 2018
124/2018
tesi diritto penitenziario

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