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Il paradiso disabitato. Aporie e paradossi del monismo neoplatonico da Plotino a Eriugena

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Anteprima della tesi: Il paradiso disabitato. Aporie e paradossi del monismo neoplatonico da Plotino a Eriugena, Pagina 2
IV 
 
Introduzione 
 
 
«Sono più di due secoli che la cultura occidentale accarezza il male, lo blandisce, lo 
giustifica. Il negativo comunica vertigine, delirio di onnipotenza, emozioni 
inconfessabili; illumina di bagliori rossastri i sentieri proibiti, gli abissi della notte, le 
vette ghiacciate»
1
; tali sono le parole riportate nell’incipit di un articolo di Massimo 
Borghesi, filosofo morale. Ivi Borghesi, riferendosi alla modernità, ha tentato di svelarne 
la rivalutazione filosofica del negativo, del serpente fascinoso che alimenta gli orrori 
indicibili e le profanazioni nefaste, di «colui che solleva l’uomo al di là del bene e del 
male, al di là della "legge", al di là del Dio antico, nemico della libertà»
2
. Ma ove la 
modernità subisce la sollecitudine del maligno, il pensiero antico si erge come suo 
possibile contenimento, come suo argine invalicabile.  
A tal proposito lo studio seguente approfondisce le modalità attraverso cui una corrente 
filosofica dell’antichità, il neoplatonismo, ha cercato di esorcizzare e di rinchiudere il 
male «nei vincoli del bello, come un prigioniero coperto da catene d’oro»
3
. Più nello 
specifico, lo scopo della tesi sarà quello di dimostrare che il neoplatonismo, per motivi 
legati al suo impianto monista, non riesce a dar conto in maniera definitiva dell’esistenza 
del male.  
In linea di massima saranno esaminati due sistemi neoplatonici tra loro molto distanti; 
distanza utile a mostrare come il neoplatonismo, pur nell’eterogeneità dei contesti, ricade 
sempre in alcune aporie di fondo che ne limitano l’efficacia esplicativa. I due sistemi in 
questione sono quelli relativi a Plotino, vero grande iniziatore del neoplatonismo, e a 
Giovanni Scoto Eriugena, teologo cristiano dell’Alto medioevo.  
In primo luogo offriremo una definizione più precisa del termine ‘monismo’, attingendo 
a piene mani dal dibattito analitico contemporaneo. Subito dopo delimiteremo il campo 
d’indagine soffermandoci su un particolare tipo di monismo: questa operazione ci fornirà 
un utile modello interpretativo, che adopereremo per tutto l’arco della tesi. In secondo 
luogo verrà presentato il sistema di Plotino e, in parallelo, il neoplatonismo pagano nelle 
sue linee essenziali. Nello stesso capitolo dedicato al filosofo di Licopoli, affronteremo 
la delicata questione del male e, con essa, il tentativo di risoluzione portato avanti da 
Plotino. Ivi appariranno le prime striscianti aporie del monismo neoplatonico. 
In terzo luogo segue un capitolo intermedio con la funzione di integrare l’impianto 
monista del neoplatonismo, soprattutto dopo gli esiti della speculazione tardo-antica. Ivi 
troveremo i contributi più rilevanti dei neoplatonici post-plotiniani (come Porfirio, 
Giamblico, Damascio, etc.), tra i quali primeggia la figura di Proclo. Il Diadoco 
rappresenta anche un fondamentale punto di snodo per la questione del male: il De 
malorum subsistentia sarà il nucleo teoretico centrale del terzo capitolo.  
 
1
 M. Borghesi, Il patto con il serpente, 30 giorni, 2 (2003), consultato il 06/09/2019, 
http://www.30giorni.it/articoli_id_373_l1.htm 
2
 Ivi  
3
 Plotino, Enneadi I, 8, 15; in Plotino, Enneadi, trad. it. di G. Faggin, Giunti Editore/Bompiani, Milano 
2018

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Informazioni tesi

  Autore: Maurizio Mascitti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Guido Alliney
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

FAQ

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Parole chiave

neoplatonismo
monismo
male
plotino
peccato originale
proclo
eriugena

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