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Il percorso filosofico di Gianni Vattimo dal nihilismo al cristianesimo

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Anteprima della tesi: Il percorso filosofico di Gianni Vattimo dal nihilismo al cristianesimo, Pagina 12
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origine alla morale cristiana, che, contrapponendo ad un «mondo vero» trascendente il mondo fisico, getta il 
discredito su quest’ultimo (nihilismo religioso). In questa idea si annidano i germi della distruzione, perché 
induce a credere che ogni conoscenza umana, ogni verità non sia altro che un mito. 
Tutto ciò porta al secondo stadio del nihilismo: con il venir meno dei valori trascendenti, viene meno la 
possibilità di giudicare il mondo sulla base di valori a lui propri (nihilismo radicale). Si offrono qui due possibili 
alternative: o assumere un atteggiamento passivo (nihilismo passivo) e guardare con disperazione ad un 
mondo che ha perso il suo significato; oppure assumere un atteggiamento attivo (nihilismo attivo o, anche, 
nihilismo reattivo) e tentare di distruggere tutti i valori residui, ancora legati al «mondo vero» trascendente. 
Solo quest’ultimo atteggiamento secondo Nietzsche/Vattimo può condurre al nihilismo completo o compiuto, 
(ovvero alla completa scomparsa di tutti i valori). 
Ma nella prospettiva moderna il nihilismo compiuto è sempre legato all’idea di un suo superamento 
(Überwindung), ed alla speranza di creare «attivamente» una nuova categoria di valori: cioè a dire, alla 
illusione di entrare in una nuova era caratterizzata da valori nuovi, posti e applicati all’interno di questo 
mondo, dunque immanenti. 
Il pensiero post-moderno, anch’esso ispirato da Nietzsche, si propone invece di abbandonare la 
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periodizzazione e l’idea di un progresso unilineare della storia, verso fasi più illuminate: con la caduta delle 
meta-narrazioni di cui parla Lyotard, è caduta ogni illusione, ideologica ed eurocentrica, di una storia 
unilineare (la cosiddetta ‘fine della storia). 
Ne La fine della modernità, Vattimo chiarisce la connessione tra nihilismo e post-modernità: lo stesso 
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Nietzsche, in Umano, troppo umano, aveva problematizzato e contestato la nozione di superamento, 
legata alla giustificazione e all’idea di un fondamento ultimo, integralmente compromessa dalla volontà di 
dominio sugli altri. Superare la modernità non può allora essere la soluzione, né tantomeno può esserlo il 
superamento del nihilismo. Occorre in altre parole dissolvere ogni fondamento, decostruire la modernità, 
radicalizzare il nihilismo. Ma questo è possibile solo riconoscendo che la/e verità (i dati sensibili, le immagini 
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mentali, le parole, il linguaggio) non corrisponde alla cosa-in sé, non è/sono altro che metafora/e, e come 
tale può/possono dare origine ad (ed essere il risultato di) un tessuto di errori. Bisogna allora guardare al 
nihilismo con occhi diversi: ovvero, il superamento del nihilismo è co-estensivo al nihilismo completo 
(compiuto), e non rappresenta più uno stadio successivo, più autentico. 
Ma per fare ciò bisogna ammettere che, con il venir meno della possibilità di raggiungere le verità ultime, 
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possiamo muoverci in un mondo di errori, o meglio di interpretazioni. Certo in questo modo ci si espone 
all’obiezione di non disporre di alcun criterio per determinare conoscenze, valori e comportamenti. Ma 
Vattimo respinge la critica: oltrepassare il nihilismo implica in sostanza di assumere un atteggiamento 
diverso nei confronti della stessa interpretazione nihilista del mondo: bisogna abbandonare l’impressione di 
un nihilismo abbruttito dalla disperazione e dalla negazione della vita, e sostituirla con una affermazione 
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 Si rimanda al capitolo successivo per una analisi più approfondita della questione della post-modernità come fine della storia, qui solo 
accennata. 
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 Nietzsche F., Umano, troppo umano, in: Opere, Vol IV, tomo II, Adelphi, Milano. 
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 Nietzsche F., Su verità e menzogna in senso extramorale, in: Opere, Vol III, tomo II, Adelphi, Milano. 
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 Le parole dell’Autore illuminano il duplice senso del nihilismo post-moderno: «Il fatto che la caratterizzazione del nichilismo attivo 
debba, in ultima analisi, riferirsi alla capacità di trascendere l’interesse per l’autoconservazione, indica che in fondo il nichilismo attivo è, 
sempre, anche passivo e reattivo; nel senso almeno che esso non può fare a meno di ciò, che, in un altro contesto, chiamerei ‘ontologia 
debole’» (G. Vattimo, I due sensi del nichilismo di Nietzsche, in: AAVV, Filosofia, religione, nichilismo. Studi in onore di Alberto 
Caracciolo, a cura di G. Moretto e D. Venturelli, Morano, Napoli 1988, p. 481-489). La natura ermeneutica e la infinità interpretativa, che 
si afferma con la liberazione dal simbolico nel metodo genealogico - il pensiero alternativo alla metafisica, tendente alla fondazione - 
derivano da una «confluenza delle due istanze del nichilismo attivo: quella dell’eterno ritorno e quella della volontà di potenza come 
arte» (C. Dotolo, La teologia fondamentale, cit., p. 350 e 362). 
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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Olivetto
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Claudio Ciancio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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