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Il percorso filosofico di Gianni Vattimo dal nihilismo al cristianesimo

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Anteprima della tesi: Il percorso filosofico di Gianni Vattimo dal nihilismo al cristianesimo, Pagina 4
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particolare Vattimo dedica grande attenzione alla riflessione nietzscheana sull’origine e sulle caratteristiche 
19
della cultura occidentale. Dal filosofo di Roecken riprende l’idea secondo cui l’origine di quest’ultima va 
messa in stretta relazione con il bisogno di sicurezza che caratterizza l'esistenza umana: l'uomo infatti, 
sospinto dall’istinto di conservazione e dalla ricerca del piacere, cerca di individuare alcune «forme di 
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rassicurazione del pensiero», in grado di sorreggerlo nell’affrontare le incertezze dell’esistenza. Il filosofo 
torinese definisce specificamente «maschera» e «travestimento» questi espedienti, che consentono 
21
all'individuo di nascondere il dolore che caratterizza l'esistenza. 
A questo riguardo, la «cultura apollinea» dell’antica Grecia per prima avrebbe predisposto una maschera nei 
confronti della sofferenza umana istituendo un pantheon di divinità; in seguito invece il pensiero greco (e poi 
occidentale) avrebbe trovato una forma di rassicurazione nelle categorie elaborate dalla filosofia tradizionale 
(tra cui le idee di sostanza e di libertà e il principio di causalità), vale a dire nelle nozioni più elementari 
utilizzate dagli umani per organizzare il mondo in modo razionalmente ordinato e comprensibile. 
Come facilmente intuibile, la ricerca di un significato (che racchiude il bisogno di sicurezza) per le vicende 
del mondo, e quindi anche per la sofferenza umana, riesce tanto più efficace quanto più le categorie 
elaborate dal pensiero astratto si mostrano forti, resistenti al dubbio. Proprio per questo la filosofia avrebbe 
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privilegiato le «categorie unificanti, sovrane, generalizzanti» presentandosi così nella forma di una 
metafisica. 
D’altro canto anche il sorgere della religione e dell’arte, in tempi che precedono la formulazione delle 
costruzioni filosofiche sistematiche, risponde alla necessità di individuare forme di rassicurazione. Da un 
lato, per quanto concerne l’arte, il dolore e le difficoltà legate all’esistenza vengono momentaneamente 
messe da parte, attraverso un meccanismo consolatorio (seppure effimero) che mette a disposizione «un 
mondo diverso da quello dell’insicurezza quotidiana, non teorizzandolo né promettendolo semplicemente, 
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come fanno metafisica e religione». Dall’altro, nella religione, propria di una mentalità primitiva, tutto ciò 
che accade viene interpretato come manifestazione di una volontà divina: essa è quindi garanzia della 
razionalità del tutto, suprema anche se non pienamente intelligibile, di per sé in grado di confortare 
l’individuo di fronte alle difficoltà quotidiane della vita terrena offrendogli la prospettiva della salvezza 
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eterna. 
pensiero del filosofo tedesco in 3 periodi: il primo comprende La nascita della tragedia e le Considerazioni inattuali; il secondo va da 
Umano troppo umano alla Gaia scienza; il terzo è quello di Zarathustra e delle opere successive (G. Giorgio, Il pensiero di Gianni 
Vattimo, cit., p. 125). Va qui sottolineato come la lettura vattimiana abbia costituito sin dall’inizio una novità di rilievo nell’esegesi 
contemporanea del filosofo dello Zarathustra (valgano ad esempio le parole di Penzo: «Il contributo di Vattimo si inserisce in un posto di 
primo piano nella letteratura italiana sul pensiero di Nietzsche», in G. Penzo, StPa 16, 1969, p. 335-340), un’esegesi che ha trovato 
molteplici voci nella cultura filosofica italiana della seconda metà del XX secolo (per un’esplorazione della stessa si veda ad esempio 
E.C. Corriero, Nietzsche oltre l’abisso. Declinazioni italiane della ‘morte di Dio’, Marco Valerio Editore, Torino 2007, con prefazione dello 
stesso Vattimo). Si deve qui precisare che la cura di Vattimo per il pensiero del Nietzsche non è solo ripercorrimento filologico o analisi 
storica contestualizzata, sempre benefica ma archeologica, bensì approfondimento critico fertile e apertura di nuovi orizzonti filosofici, e 
come tale nient’affatto intimidita da possibili obiezioni polemiche sulla sua aderenza e/o devianza dal pensiero originario dell’autore 
tedesco (tra queste obiezioni si collocano ad esempio quelle avanzate da Domenico Losurdo, nel corposo Nietzsche, il ribelle 
aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico, Bollati Boringhieri, Torino 2002, riprese anche da Antimo Negri in una recensione a 
Losurdo, Nietzsche sottratto agli ‘ermeneuti dell’innocenza’). Per altri commenti si veda infine C. Dotolo. La teologia fondamentale, cit., 
p. 343-344, nota 1). 
19
 Per una sintesi dettagliata dell’esegesi vattimiana del pensiero di Nietzsche si veda M. Piazza, Il pensiero di Vattimo, op. cit. (di cui si 
segue qui la traccia). 
20
 G. Vattimo, P.A. Rovatti (a cura di), Il pensiero debole, cit., p. 18. 
21
 G. Vattimo, Il soggetto e la maschera, cit., p. 17-18. Vattimo stesso osserva peraltro come il concetto di maschera che sorregge la 
sua ipotesi interpretativa, non appartenga in senso proprio al linguaggio nietzscheano, essendo stato messo in gioco da una riflessione 
di Bertram (ivi, p. 9). 
22
 G. Vattimo, Le avventure della differenza. Che cosa significa pensare dopo Nietzsche ed Heidegger, Garzanti, Milano 1980, p. 10. 
23
 G. Vattimo, Il soggetto e la maschera, cit., p. 135. 
24
 G. Vattimo, Introduzione a Nietzsche, cit., p. 42 e 57. 

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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Olivetto
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Claudio Ciancio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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