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Il percorso filosofico di Gianni Vattimo dal nihilismo al cristianesimo

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Anteprima della tesi: Il percorso filosofico di Gianni Vattimo dal nihilismo al cristianesimo, Pagina 9
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una «prospettiva probabile». Scrive Mazzino Montanari: «Per accettare l’immanenza totale, il mondo dopo la 
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morte di Dio, l’uomo deve elevarsi al di sopra di se stesso, deve tramontare affinché nasca il superuomo». 
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La necessità del superuomo, a sua volta, si intreccia strettamente all’ipotesi dell’eterno ritorno. 
Vattimo riserva una particolare attenzione al tema dell’eterno ritorno, attribuendo a Nietzsche la convinzione 
secondo cui la visione lineare del tempo avrebbe generato nell’uomo una sorta di «malattia storica» che ne 
impedisce l’azione libera. Per Nietzsche l’uomo (occidentale), sempre perfettamente collocato nel proprio 
momento storico, accoglie la visione provvidenzialistica cristiana di un tempo lineare in cui tutto è degno di 
perire. Il passato, presentandosi come un paradiso perduto, sfugge alla sua decisione e gli si para davanti 
irraggiungibile. Nel tentativo di redimersi da questa condizione l’uomo cerca inutilmente di trasformare il 
«così fu» in «così volli che fosse», senza peraltro riuscirci. Lo scacco, l’impossibilità di un volere a ritroso 
(nel senso di dominare la causa, possedere il fondamento), determina in lui uno «spirito di vendetta», che si 
manifesta nel cristianesimo, nella metafisica, nella morale: non osando assumere su di sé la responsabilità 
della propria condizione, la riversa su una volontà a lui estranea. Tutto ciò prepara l’avvento del nihilismo, 
che nasce in definitiva dal venir meno della visione provvidenziale della storia, dal crollo dei valori che 
riposano su questo falso ordine provvidenziale. 
La dottrina dell’eterno ritorno tenta di ribaltare questa sconfitta respingendo la concezione lineare del tempo, 
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quasi a permettere un volere a ritroso: nell’ipotesi dell’eterno ritorno il tempo diviene circolare, l’attimo della 
decisione viene riabilitato come il punto in cui passato e futuro si saldano e si influenzano reciprocamente, 
facendo cadere il «così fu». L’attimo (Augenblick) in cui passato e futuro convergono coincide allora con 
l’attimo della decisione, dell’interpretazione, giacché interpretare è allo stesso tempo ritornare sul passato e 
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progettare il futuro. 
L’uomo nuovo a cui guarda Nietzsche si deve fare carico delle proprie responsabilità riconoscendo che «non 
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esiste il mondo, ma esistono dei mondi come posizioni sempre in movimento». La conoscenza del fatto 
storico diventa, secondo questa prospettiva, un atto di vita, capace di afferrare l’attimo nel momento in cui si 
compie, ovvero quella particolare struttura della conoscenza che Nietzsche definisce interpretazione. 
Vattimo, esasperando le tesi di Nietzsche, giunge in definitiva a dire che con la «demitizzazione» della 
morale e della metafisica l’uomo sembra non avere più punti stabili su cui appoggiarsi: per questo deve fare 
affidamento su valori diversi, non più basati sull’evidenza soggettiva - ancora chiusa nella trappola della 
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 M. Montanari, Che cosa ha detto Nietzsche, Adelphi, Milano 1999, p. 125. 
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 «L’eterno ritorno non è una specie di salto mortale nell’irrazionale alla ricerca di ‘un mondo dietro il mondo, o peggio ancora di un 
surrogato di religione; il superuomo, proprio per il suo nesso con l’eterno ritorno, non è un atleta estetizzante traboccante di salute o, 
peggio che mai, il prototipo di una razza di padroni. Ambedue sono invece concetti-limite all’orizzonte di una visione antimetafisica e 
antipessimistica del mondo, dopo la morte di Dio» (ivi, p. 126). 
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 Come osserva anche Monaco, l’eterno ritorno è in realtà uno dei temi più enigmatici di Nietzsche: se per Lőwith il tentativo del filosofo 
tedesco di riproporre la concezione circolare del tempo dell’antico mondo greco, non sarebbe riuscito perché lo stesso Nietzsche 
avrebbe rivelato la propria natura cristiana manifestando un’insopprimibile volontà di futuro, per Vattimo (che si confronta con questa 
contraddizione leggendo Nietzsche attraverso l’interpretazione di Heidegger) si tratterebbe di trasformare il modo di vivere il tempo, 
instaurando un diverso rapporto con la temporalità. Ovvero, bisogna oltrepassare la temporalità metafisica, dei moderni, che ha un 
carattere lineare ed edipico (in quanto quello che segue cancella quello che precede, allo stesso modo di Edipo, che uccide il padre), 
ossia funzionale, in quanto ogni attimo non esiste mai di per sé ma in funzione di altro (D. Monaco, Gianni Vattimo, cit., p. 142-143). 
L’eterno ritorno - si arguisce leggendo Nietzsche con gli occhi di Vattimo - ha (o mira ad avere) un carattere profetico, sperimentale, 
eventuale, ponendosi come possibilità di trasformare l’uomo nel momento in cui lo chiama a decidersi: ovvero, chiama l’uomo ad una 
decisione, prospettandone una metamorfosi (ivi, p. 145-146). 
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 «L’attimo della decisione - ha detto Vincenzo Vitiello con toni molto vicini a quelli di Vattimo - che buca il tempo e spezza il movimento 
necessario del circolo, è il presente dell’interpretazione. L’interpretazione infatti ritorna al passato, lo rivisita, lo spiega, lo illumina, lo 
riscatta, lo redime - e così è già futuro, è già progetto, traccia e programma di ciò che verrà, già anticipa l’avvenire, lo rende presente» 
(V. Vitiello, Utopia del nichilismo, Guida, Napoli 1983, p. 67). 
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 G. Vattimo, Ipotesi su Nietzsche, cit., p. 88. 
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Informazioni tesi

  Autore: Luigi Olivetto
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Claudio Ciancio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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