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Il piacere del paratesto. Estetica e discorsività del trailer cinematografico

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Anteprima della tesi: Il piacere del paratesto. Estetica e discorsività del trailer cinematografico, Pagina 8
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Tali sono stati i presupposti teorici o, meglio, le predisposizioni personali che 
hanno indirizzato questa ricerca ma anche le verbalizzazioni di “sensazioni” testuali 
esperite empiricamente. L’opportunità-dovere di eseguire un montaggio 
cinematografico in forma breve, senza l’ausilio di un’apparecchiatura per le riprese, è 
stata l’occasione per usufruire adeguatamente del trailer quale unico audiovisivo che 
non avrebbe “sofferto” dell’assenza di un proprio girato. Il ricorso a un “già filmato” o, 
meglio, a un “già film” sarebbe stato legittimato, quindi, dalla natura stessa del trailer, 
di un testo, cioè, condannato a “parassitare” su un altro che, si suppone, gli preesiste e 
lo determina occupandone ogni spazio, “saturandolo”. La sintassi sarebbe stata, quindi, 
l’unico strumento per rivendicare una parziale autonomia d’intervento sul film nel 
modo più ovvio di tutti: tradendone il significato e deviandone gli orientamenti tematici 
in esso predisposti. Lo statuto del trailer, inoltre, avrebbe rappresentato la 
giustificazione di tale “scorrettezza”: un testo nato per sedurre, per trainare 
(letteralmente), per persuadere deve essere prima di tutto convincente, quasi attendibile, 
in accordo con uno spettatore che conosce, ma ignora, le sue possibilità – o il suo 
dovere – di mentire impunemente. La scelta di come sfruttare le potenzialità del trailer 
è, infine, ricaduta sulla variante thriller-hollywoodiana di un film geograficamente e 
stilisticamente sovietico come Stalker (A. Tarkovskij 1979): un’operazione ludica e 
“irrispettosa” – ma senz’altro nata dall’amore verso il film – che si è scoperto poi essere 
un vero e proprio fenomeno della rete, il recut trailer appunto. Ma soffermandomi sulle 
motivazioni di tale scelta, ciò che si è prospettato nella mente è stato semplicemente il 
ricordo del film, della sua visione e delle sue risonanze: una sorta di senso ottuso 
emerso dal testo stesso e da me solo nominato – in maniera forse incongrua – come 
thriller; un gesto autorizzato, quindi, da un testo rarefatto che tutto può essere, dalla 
nudità di uno “schema narrativo canonico”, da una favola russa, matrice narrativa del 
mondo. Al di là di un effettivo raggiungimento dell’“effetto thriller” di Stalker, ciò che 
è rimasto è stata la piacevole rassegnazione di fronte a un testo che ha comandato le sue 
aberrazioni e a cui, ancora inconsciamente, ho obbedito.  
 
 

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Maricosu
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Leonardo Quaresima
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

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