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Il Polittico di San Francesco di Cola dell'Amatrice nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno - per una lettura iconografica

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Anteprima della tesi: Il Polittico di San Francesco di Cola dell'Amatrice nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno - per una lettura iconografica, Pagina 3
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Il luogo preposto all’esercizio del potere era il Palazzo dei Capitani del Popolo, cosi 
denominato perché nei secoli è stato la residenza del Capitano del Popolo, in età comunale, 
poi del Podestà, degli Anziani ed infine dei Governatori Pontifici. La struttura, realizzata fra il 
XII e il XIII secolo, sorge dall’accorpamento di tre edifici medievali e di una torre merlata 
riadattata a campanile
3
. Nel corso degli anni il palazzo è stato oggetto di rifacimenti e 
migliorie, fra le quali é importante annoverare la realizzazione della controfacciata (posta in 
via del Trivio) nel 1520, grazie al progetto del pittore e architetto Nicola Filotesio, detto Cola 
dell’Amatrice. La paternità dell’opera è comprovata da una scritta posta al dì sotto della 
cornice dell’edificio, che è riaffiorata con il restauro avvenuto nel 1987 e che riporta la 
seguente iscrizione: “COLA AMATRICIUS PICT. ET ARCHT. MDXX” 
4
.   
Il palazzo è situato nella scenografica Piazza del Popolo. La piazza, di assetto regolare, tipico 
dello stile rinascimentale, è stata realizzata interamente con conci di travertino disposti a 
crociera, è arricchita da ampli portici, e assume l’aspetto attuale proprio nei primi anni del 
1500.  Essa costituiva il cuore pulsante della città, poiché, oltre ad essere il centro politico, era 
anche il centro economico e religioso
5
. Se ipoteticamente saremmo giunti quì al tempo di 
Cola dell’Amatrice (che sicuramente si trovava già in Ascoli il 9 settembre 1509), nel giorno 
del mercato, ci saremmo imbattuti in una gran folla di persone: donne, uomini, giovani, 
anziani, tutti intenti a comprare, barattare o discutere con i venditori. Oltre i cittadini ascolani, 
non mancavano di certo i forestieri, come i tedeschi, gli albanesi, ma soprattutto gli ebrei, 
presenti in Ascoli già dal 1297; quest’ultimi li avremmo visti interessarsi in maniera 
particolare a merce riguardante la tessitura o la tintura dei panni, poiché, fra le tante attività 
che svolgevano in città, erano anche specializzati nella lavorazione e nel commercio di questa 
mercanzia.
6
   
Le botteghe, le baracche o i banchi di fortuna, che si affacciavano sulla piazza esponevano di 
tutto: dalla carne di alta e bassa macelleria, marchiata dagli ufficiali addetti con cera rossa, 
verde o bianca per distinguerne la qualità, e controllata dai gabellotti per impedirne ogni 
frode; al pane, che veniva disposto in apposite bacheche di legno, ai panni di lana, e ai vasi di 
                                                                                                                                                         
gabellieri pontifici allontanati. Sisto IV, avendo dei rapporti privilegiati con la città, fu costretto ad accettare il 
fatto compiuto. 
Nell’opera, a ricordare l’evento, sono stati inseriti dall’artista alcuni elementi, quali, una scritta a caratteri 
lapidari “LIBERTAS ECCLESIASTICA” posta nella zona inferiore della tavola, e tre stemmi che precedono, 
scandiscono e chiudono le parole: quello di Ascoli Piceno, del pontefice Innocenzo VIII, e quello del vescovo 
della città Prospero Caffarelli. Questo fatto storico viene ricordato anche da un’altra Annunciazione, dipinta da 
Pietro Alemanno nel 1483, esposta nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno.  
3
 Cappelli 1999, p. 146. 
4
 Ghisetti Giavarina 1991, pp. 218-219. 
5
 Fabiani 1957, I, pp. 12-15. 
6
 Id., p.16; Moscati Benigni 1996,  p. 48.
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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Straccia
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giuseppe Capriotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

FAQ

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