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Il Reale del godimento: per uno sguardo sulla società tardo-capitalista attraverso le impossibili categorie di Slavoj Zizek

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cibo che mangia, il modo di vestire; quella caratteristica indecifrabile che viene percepita come 
eccessiva ed attorno alla quale si condensa il godimento dell’altro.  
A livello più generale, tutta la politica conta sull’economia perversa del godimento. Quando 
nel 1943 Goebbels pronunciò il suo discorso sulla «Guerra totale» nella conclusione chiedeva a 
gran voce la «mobilitazione totale» e rivolgendosi alla folla domandava: volete lavorare di più?, 
chiudere teatri e ristoranti costosi? e così via sulla linea della rinuncia ai piaceri (ovviamente la folla 
euforica rispondeva «sì!»); infine chiede: volete uno stato di guerra totale? E la folla grida ancora 
una volta il suo estatico «sì!». Questo è il godimento come categoria politica nella sua forma più 
pura: è assolutamente chiaro che le espressioni drammatiche del discorso e le ingiunzioni rivolte 
alla folla a rinunciare ai piaceri ordinari della vita venivano compensate dalla produzione di uno 
stato di euforico godimento che oscurava il contenuto esplicito del discorso.
13
  
A fronte di questo esempio non si può però sostenere che ricercando soddisfazioni dirette del 
desiderio è possibile evitare questo tipo di godimento perverso. Il problema infatti è che il 
godimento non funziona mai in maniera diretta bensì solo attraverso un’interferenza esterna. È di 
nuovo il caso paradossale delle permissive società occidentali che, da un lato, fanno del 
perseguimento del piacere il loro obiettivo primario e, dall’altro, regolano l’accesso ad esso in 
maniera subliminale attraverso categorie sociali quali prestanza fisica, magrezza, abbronzatura che 
sottopongono i soggetti a nuovi regimi disciplinari
14
 che ancora una volta rovinano l’accesso pieno 
al piacere.  
 Da quanto detto sembra che oggigiorno non si stia affatto assistendo alla realizzazione della 
«politica del godimento» o – come il Papa vorrebbe – della «cultura dell’edonismo», quanto alla sua 
regolazione e amministrazione. Il godimento è infatti in sé un eccesso innominabile che proprio per 
questo si cerca di regolare. In breve, se l’imperativo superegoico che attualmente ci obbliga a 
godere funziona in modo opposto all’imperativo kantiano ovvero sostituisce il «Puoi, perché devi!» 
con un «Devi, perché puoi!», l’ingiunzione edonistica a «provare tutto», a «godere fino in fondo» 
trasforma inevitabilmente il godimento consentito in godimento obbligatorio. L’esito di questo 
processo è che le ingiunzioni che ci intimano a godercela e a realizzare fino in fondo la nostra vita 
sono in verità ingiunzioni che mirano a evitare il godimento eccessivo in favore della ricerca di un 
equilibrio. Basti pensare a tutta la mistica New Age o al buddismo pop che fanno della «giusta 
                                                 
13
 Cfr. G. Daly e S. Žižek, Conversations with Žižek, Polity Press, Cambridge (UK) 2004, p. 114. 
14
 Sulla questione dei regimi disciplinari si veda: M. Foucault, Microfisica del Potere (1977), trad. It. Einaudi, Torino 
1977. 

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Silvestri
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Giangiorgio Pasqualotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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