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Il reinserimento dei perseguitati razziali nel secondo dopoguerra. L'itinerario della legge n. 96 del 10 marzo 1955

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Anteprima della tesi: Il reinserimento dei perseguitati razziali nel secondo dopoguerra. L'itinerario della legge n. 96 del 10 marzo 1955, Pagina 9
Dalla negazione alla restituzione dei diritti 
giusta misura delle cose;  per questo vennero anche presto accantonati 
con un sorriso caritatevole. Ciò che Isacco Levi intende affermare nella 
sua testimonianza è che la forte sottovalutazione della minaccia 
incombente, fu uno dei fattori che contribuì a rendere più tragico il bilancio 
della persecuzione antiebraica in Italia. 
Per come era stata condotta la campagna razziale dal regime, non vi 
erano elementi che potessero far presagire  risvolti così tragici nei 
confronti degli ebrei italiani. La politica antisemita dell'Italia, fino al '43 non 
aveva mai contemplato "soluzioni sterminazioniste"
11
, ma aveva mirato 
invece ad attuare l'esclusione degli ebrei da tutti i settori chiave della vita 
pubblica - dall'istruzione all'economia, alla Pubblica amministrazione civile 
e militare, al Partito fascista - nonchè a porre gravi limitazioni della libertà 
personale, anche nella sfera privata.  
La campagna razziale venne avviata da Mussolini nel '38, ma la  
storiografia recente  ha dimostrato  come il dittatore avesse nutrito chiari 
propositi di intraprenderla
12
 già nel '36 e '37. Essa era il frutto di una  
complessa elaborazione, fatta di tentativi e di aggiustamenti tesi ad 
adeguare le motivazioni e gli strumenti della persecuzione alle specifiche 
caratteristiche del Paese. Occorreva, in primo luogo, non contraddire ma 
amplificare le forme in cui si era tradizionalmente espresso l'antisemitismo 
della Chiesa, per indurre le gerarchie ecclesiastiche se non alla 
sostanziale complicità, almeno al silenzio. Di conseguenza il regime non 
lasciò che il proprio antisemitismo  si impregnasse di esaltazioni di natura 
biologica sulla scia di quello tedesco; ciò non impedì, però, che 
un'iniziativa come il "Manifesto degli scienziati razzisti"
13
 trovasse  ampio 
spazio e consenso ai vertici dello Stato. Nel "manifesto", pubblicato a 
luglio, si esortavano gli italiani a proclamarsi "francamente razzisti". Si 
trattava certo di propaganda di regime e non di progresso della scienza, 
ma anche il proclama degli pseudoscienziati rientrava nella politica 
mussoliniana e servì ad "inoculare" antisemitismo e  a mettere in moto un 
apparato che rispose con immediata prontezza a tutti i livelli. Circolari, 
                                         
11
 L.  PICCIOTTO FARGION, Il libro della memoria, Milano, Mursia, 1991, p. 793. 
12
 F. LEVI, Riflessioni su istituzioni e società di fronte alle leggi antiebraiche, in 
"Rassegna mensile di Israel", Roma, ed. Unione Comunità Israelitiche 
Italiane,1993  vol. LX, p. 85. 
13
 R. DE FELICE, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1988, 
pp. 555-56. 
13 
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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Corradini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Fabio Levi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

FAQ

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