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Il restauro virtuale

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Anteprima della tesi: Il restauro virtuale, Pagina 6
Parte I – Il restauro virtuale
11
desunte dall’universo della moderna tecnologia
(ad esempio l’uso del computer), per
programmare e dirigere svariati interventi
“ipotetici” su produzioni artistiche e storiche che
vanno dall’architettura, all’archeologia, alla
pittura, ecc. L’aspetto più importante di tali
operazioni è il fatto di lavorare nella massima
libertà d’azione, poiché si opera su
un’informazione a carattere digitale che, in
quanto tale, può essere modificata, duplicata,
ripristinata o cancellata, senza conseguenze per il
manufatto originario.
Se quindi sia giusto o no chiamarlo “restauro”
non è ancora stato con chiarezza determinato, ma
certo non si può non notare che, al di là delle
grandi potenzialità documentative e di fruizione
delle informazioni tramite banche dati e reti
telematiche, lo scopo principale di questo tipo
d’intervento consiste nel riprodurre l’aspetto
visivo che l’opera verrebbe ad avere a restauro
fisico terminato, e la simulazione delle diverse
fasi di intervento, che possono fornire
all’operatore numerosi strumenti ai fini della
pianificazione e della stima del risultato finale
ottenibile. Le procedure di tipo virtuale possono
infatti finire per avere un ruolo anche
direttamente coinvolto negli interventi fisici sotto
forma di restauro guidato
8
, cioè fornendo
elementi conoscitivi utili prima che il restauratore
intervenga praticamente con pennello, colori e
solventi: un’adeguata programmazione al
computer di una pulitura su opere lapidee o di un
risarcimento pittorico delle lacune di un dipinto,
permette infatti di prefigurare, separatamente
dall’originale, il risultato di un’operazione da
attuarsi (o meno) sull’opera vera e propria,
consentendo in alcuni casi di evitare un errato o
mal calcolato intervento concreto.
Il restauro virtuale permette inoltre di ottimizzare
la leggibilità dell’opera senza ricorrere ad
interventi traumatici o non reversibili
sull’originale, e questo indipendentemente dalla
sua tecnica esecutiva, dal supporto su cui è stata
creata e dal suo stato di conservazione: lavorando
infatti su un immagine digitalizzata, tale
intervento non ha vincoli di sorta
(incompatibilità, effetti collaterali, irreversibilità,
ecc…) legati al particolare materiale di cui è
composta l’opera. Da questo punto di vista,
perciò, esso si pone come esperienza parallela
alle metodologie “fisiche”, consentendo di
realizzare tutte quelle operazioni che, per i più
vari motivi, si rivelano impraticabili
nell’intervento materiale vero e proprio (pulitura,
reintegrazione di lacune particolarmente
danneggiate, recupero di segni occultati o deboli,
lettura di informazioni non percepibili ad occhio
nudo, ecc…)
9
.
Per concludere quindi, nell'ambito della
salvaguardia e della conservazione dei beni
culturali, il computer si pone in un ruolo che non
deve essere di competizione rispetto al tecnico di
restauro, ma di studio e analisi progettuale, in
parallelo o meglio a supporto del restauratore
stesso, aiutandolo a condurre tutte quelle
operazioni che, «anche se non si configurano
come vero restauro possono costituire comunque
una integrazione conoscitiva di reperti mobili e
immobili di unità scientifica in qualche caso
insostituibile»
10
.
NOTE:
1
 Per la definizione di “ripristino iconologico
digitale” si vedano D.BENNARDI,“L’informatica per i
beni culturali”,  1999, net.supereva.it/bennardi.freew
eb/idex.htm?p e E.FERRARINI, E.STALTARI,“Scrittura
ed immagini: un ipotesi di restauro virtuale”, in
AA.VV, “Le Médiéviste et l’Ordinateur n°41 –
L’apport cognitif”, inverno 2002,
lemo.irht.cnrs.fr/41/mo41_06.htm.
2
D.MOSCHINI,“Restauro virtuale. La tecnica per
il recupero digitale delle informazioni nascoste”, in
AA.VV, “Kermes – La rivista del restauro n° 41”,
Nardini editore, Firenze, Gennaio-Marzo 2001, cit.
pag. 46.
3
D.MOSCHINI,“Restauro virtuale. La tecnica per
il recupero digitale delle informazioni nascoste”, in
AA.VV, “Kermes – La rivista del restauro n° 41”,
Nardini editore, Firenze, Gennaio-Marzo 2001, cit.
pag. 46.
4
A.CONTI,“Vicende e cultura del restauro”, in
AA.VV, “Storia dell’arte italiana vol. 10”, Einaudi,
Torino, 1981, cit. pag. 39.
5
Si veda G.BASILE,“Che cos’è il restauro”,
Editori Riuniti, Roma, 1989, pp. 85 e 86.
6
AA.VV, “Carta 1987 della conservazione e del
restauro degli oggetti d’arte e di cultura”, in
G.PERUSINI,“Il restauro dei dipinti e delle sculture
lignee. Storia, teorie e tecniche”, Del Bianco Editore,
Udine, 1994, cit. pag. 51.
7
G.BASILE,“Che cos’è il restauro”, Editori
Riuniti, Roma, 1989, cit. pag. 76.

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Il restauro virtuale

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Informazioni tesi

  Autore: Cristina Uva
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Pittura e restauro
  Corso: Restauro pittorico
  Relatore: Silvia Gaggioli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

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