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Il ruolo del fair value nella crisi finanziaria

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Anteprima della tesi: Il ruolo del fair value nella crisi finanziaria, Pagina 6
9 
termine della sua vita utile. Il fatto che la stima dell'ultimo flusso finanziario per la 
dismissione di un’attività alla fine della sua vita utile sia rappresentato dall’ammontare che 
l’entità si aspetta di ottenere dalla dismissione dell’attività in una libera transazione tra parti 
consapevoli e disponibili, ha fatto credere alcuni di poter avvicinare il concetto di fair value a 
quello di valore d'uso. Nonostante il suo riconosciuto rigore teorico, le incertezze nel calcolo 
dei flussi e del tasso di attualizzazione e le difficoltà nel determinare, e soprattutto isolare, i 
cash flows lo rendono privo di sviluppi operativi (Pizzo, 2000, pag. 104). 
Alcuni studiosi italiani hanno cercato di fornire una traduzione quanto piø fedele possibile di 
fair value. In particolare occorre citare Pizzo
7
, che, nonostante i suoi sforzi giunge ad 
affermare l'impossibilità di dare una traduzione esaustiva, ma sostiene che il fair value può 
essere interpretato come una sorta di "valore adeguato", capace cioè di esprimere, senza 
privilegiare particolari classi di stakeholders e in maniera tendenzialmente oggettiva e 
verificabile, il potenziale valore di una componente del patrimonio, tenendo conto sia delle 
condizioni di mercato sia delle caratteristiche specifiche del singolo bene nel momento e nelle 
condizioni assunti a riferimento per la sua valutazione (Pizzo, 2000, p.10). 
Renoldi (1992, p. 54) parla invece di "fair market value", cioè di una grandezza trasparente, in 
quanto espressione di un ambiente non inficiato di fattori distorsivi, e ragionevole, dal 
momento che rappresenta il punto di convergenza dei giudizi di valore di un ampio ventaglio 
di acquirenti e venditori potenziali. In questo senso non saremmo di fronte ad un prezzo 
effettivo, ma piuttosto ad un valore ipotetico, diverso da quello effettivamente negoziato tra le 
parti. 
Anche Rossi (2003, p.4) si è espressa a riguardo, definendo il fair value come il "valore 
assegnabile a un elemento del capitale di funzionamento sulla base di uno scambio potenziale, 
caratterizzato da condizioni di neutralità, trasparenza e normalità". 
Guatri e Bini (2004) sostengono invece che la traduzione migliore di fair value sia quella di 
"valore corrente convenzionale", basando la loro intuizione sul fatto che gli IAS mirano ad 
esprimere i dati di bilancio a valori correnti anzichØ a valori storici, e che questi valori 
correnti sono in larga misura di tipo convenzionale. 
Il fair value è tradotto nelle versioni italiane delle direttive comunitarie 65/2001/CEE e 
51/2003/CEE con la locuzione "valore equo", ma questa espressione è alquanto generica e 
senza pretesa di esaustività (Paolucci e Menicucci, 2008, p.47). 
Data l'abbondanza di traduzioni e significati dalle diverse sfumature, risulta quindi alquanto 
difficile trovare una corrispondenza italiana esaustiva della locuzione "fair value". Proprio per 
                                                 
7
 M. PIZZO, Il "fair value" nel bilancio d'esercizio. Cedam, 2000.

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Il ruolo del fair value nella crisi finanziaria

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Informazioni tesi

  Autore: Giulian Edoni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Antonio Parbonetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

FAQ

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