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Il sistema delle Camere di Commercio italiane all'estero: rapporto con la business community e analisi di casi specifici

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persistenza delle abitudini alimentari italiane anche nelle comunità e gruppi perfettamente 
integrati. 
Insomma dal punto di vista qualitativo non  sembrano esserci problemi nel definire 
l‟emigrazione italiana come diaspora in senso forte,  se però l‟analizziamo dal punto di vista 
quantitativo iniziano a sorgere i primi dubbi. 
Diversamente dalla diaspora ebrea, armena, palestinese o irlandese, lo spostamento delle 
popolazioni italiane  è ben lontano dal coinvolgere un intero popolo, o anche solo la maggior 
parte di esso. È vero che, se prendiamo il solo caso degli Usa, tra il 1900 e il 1914 essi 
assorbono un decimo della popolazione italiana, dando vita al maggior esodo mai registrato 
da una singola nazione in tempi storici recenti. Ma è anche vero che siamo lontani da quella 
dispersione massiccia di un popolo che costituisce l‟essenza di una diaspora. 
Questa discrepanza  tra il modello generale di diaspora e l‟emigrazione italiana tuttavia non 
pare sufficiente per rinunciare a usare il termine diaspora a proposito del disperdersi di 25 
milioni di italiani nel mondo. La dispersione che non coinvolge  la maggior parte dei 
cittadini dello Stato nazione coinvolge tuttavia la maggior parte, talvolta la quasi totalità, 
delle popolazioni di aree geografiche e di reti di comunità contigue. 
La diaspora non è tale al livello nazionale, ma è sicuramente tale, sul piano quantitativo, per 
vaste zone  culturalmente e socialmente omogenee dell‟Italia Appenninica e del Meridione. 
A questo va  aggiunta un‟altra  considerazione: negli anni della grande migrazione, le aree di 
fuga erano spesso anche quelle in cui più debole era, per motivi complessi, il senso vissuto di 
appartenenza alla nazione Italia, e in cui il “Noi” prevalente era  di gran lunga il noi sub-
regionale. Sul piano soggettivo, per gli abitanti di queste aree l‟emigrazione fu a tutti gli 
effetti una catastrofe sociologica che disperse un “Noi” altrove nel mondo. 
Reinterpretati, il dato oggettivo e il vissuto soggettivo convergono verso l‟emigrazione 
italiana come diaspora a tutti gli effetti. 
 Un‟ultima sottolineatura della sua specificità   indica che si è trattato di una diaspora in cui 
il “popolo” disperso non coincideva con il “popolo” burocraticamente riconosciuto a uno 
Stato-nazione; si è trattato dunque di una diaspora avvenuta a partire da uno Stato 
formalmente tale, ma non ancora divenuto tale per buona parte delle popolazioni coinvolte 
nel processo del Risorgimento; dunque diaspora di comunità, diaspora locale restia a 
riconoscersi nel richiamo  a una identità nazionale.18 
                                                 
18
 E.Pozzi, Le Camere di commercio italiane all’estero nel secondo dopoguerra, pag 227-229 

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Cattalini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Alberto Rinaldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 307

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