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Il sistema delle Camere di Commercio italiane all'estero: rapporto con la business community e analisi di casi specifici

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 13 
preponderante  l‟emigrazione americana) e quello dell‟ emigrazione europea, che ha avuto 
inizio a partire dagli anni cinquanta. 
L‟esodo rivolto alle Americhe  si esaurì negli anni sessanta, dopo il miracolo economico 
italiano, anche se continuò fino agli anni ottanta in Canada e negli Usa; questo si caratterizzò 
come un‟emigrazione di lungo periodo, spesso priva  di progetti concreti di ritorno in Italia, 
salvo alcune eccezioni  come Argentina e Uruguay. 
L‟emigrazione europea della seconda metà del XX secolo si rivolse sia ai paesi storici 
dell‟emigrazione italiana come Francia e Svizzera, sia a quelli in forte crescita come Belgio 
e Germania; ed era considerata da molti al momento della partenza  come un‟ esperienza 
temporanea, spesso solo di alcuni mesi, nella quale lavorare e guadagnare per costruire, poi,  
un futuro in Italia. Tuttavia questo fenomeno non si verificò e molti degli emigranti sono 
rimasti nei paesi di emigrazione in via definitiva o fino al pensionamento.4 
Analizzando invece la composizione  di quest‟esodo,  si nota come inizialmente questo 
fenomeno colpì prevalentemente le regioni del Nord Italia, in particolare  tra il 1876 e il 
1900 tre regioni, da sole, fornivano il  47% dell‟intero contingente migratorio: il Veneto 
(17,9%), il Friuli Venezia Giulia (16,1), e il Piemonte (12,5%)5. 
Nelle regioni meridionali, meno densamente popolate, il fenomeno fu per lungo tempo 
irrilevante, a causa del loro isolamento,  della scarsa viabilità, del tradizionale attaccamento 
alla terra e alle minori necessità economiche. In pochi decenni  il rapporto si invertì, sia a 
causa dell‟intenso ritmo di accrescimento demografico, sia del peggioramento delle 
condizioni economiche ( in parte dovute alla tariffa protezionistica del 1887, che sacrificò 
l‟agricoltura all‟industria,  e non permise di assorbire l‟eccesso di manodopera) 
Negli  ultimi anni del XIX secolo, la quota  fornita all‟emigrazione complessiva dall‟Italia 
settentrionale diminuì ( da 86,7% nel 1876 a 49,9% nel 1900) mentre cresceva quella 
dell‟Italia meridionale (da 6,6% a 40,1%) e dell‟Italia centrale (da 6,7% a 10%). 
Negli anni successivi il divario crebbe ulteriormente fino a giungere alle cifre attuali che 
dicono che per quanto riguarda la provenienza regionali, più della  metà degli italiani nel 
mondo ( quasi il 60%)  sono di origine meridionale.6 
Ecco alcune tabelle rappresentati il numero di emigrati per periodo e le comunità italiane in 
diversi paesi. 
 
                                                 
4
 L. Bavero,G.Tassello, Cent’anni di emigrazione italiana (1876-1976), Cser, Roma 1978 
5
 Dati forniti dal sito www.italplanet.it 
6
 E.Pugliese, L'’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne, Il Mulino, Bologna, 2002 

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Cattalini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Alberto Rinaldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 307

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