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Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud

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Anteprima della tesi: Il teatro della non-rappresentazione di Carmelo Bene. Contatti e divergenze con Antonin Artaud, Pagina 9
 11
variazione degli elementi fissi e stabili di un testo, per quanto compiuto 
come può essere un classico a livello dell’Amleto o di Romeo e Giulietta di 
Shakespeare, e si caratterizza attraverso un procedimento definito di 
sottrazione o amputazione di alcuni di questi elementi appunto. Non quindi 
un confronto o una reinterpretazione sotto una diversa ottica di un testo 
già dato ed ‘inviolabile’, ma invece un processo di sperimentazione che è 
per Deleuze allo stesso tempo creazione: «..sottrarre la letteratura, ad 
esempio il testo, o una sua parte, e vedere cosa succede. Che le parole 
cessino di far “testo”…È un teatro esperimento, che implica molto più 
amore per Shakespeare che tutti i commenti possibili
19
». Deleuze ci dice 
quindi chiaramente come Carmelo Bene opti per un atteggiamento 
piuttosto che per un altro; come rifiuti, senza dubbio, di commentare 
un’opera scritta. È necessario allora domandarsi che cosa comporti 
esattamente una sottrazione al commento, come si modifichi il rapporto 
tra soggetto ed oggetto, quando quest’ultimo dovesse venire privato del 
suo valore, e in che cosa scaturisca questa relazione quando, come nel 
nostro caso, il testo in questione debba essere ‘messo in scena’. 
   Derrida ritiene che si possa individuare nella propensione al commento 
una tendenza dominante e caratteristica di un’intera tradizione, quella 
della metafisica occidentale. Il filosofo sviluppa un’articolata riflessione a 
partire dall’analisi della funzione della parola in Artaud
20
, per arrivare a 
constatare in quest’ultimo, una volontà di sottrarsi (e con lui la sua ‘opera’, 
termine qui utilizzato con tutte le remore del caso
21
) alla metafisica del 
                                                          
19
 G. Deleuze, Un manifesto di meno, in C. Bene, G. Deleuze, Sovrapposizioni, Quodlibet, 
Macerata, 2002, pp. 86 (in corsivo nel testo). 
20
 Cfr. J.Derrida, Artaud: la parole soufflée, in La scrittura e la differenza, Einaudi, Torino, 
1990. Nel capitolo relativo al linguaggio faremo riferimento in maniera più dettagliata a 
questa questione. 
21
 Accostarsi alla produzione di Artaud significa constatare un’impossibilità di fondo nel 
potervi applicare la nozione di ‘opera’: Florinda Cambrìa illustra ampiamente nel suo 
testo come Artaud costringa chiunque intenda avvicinarsi ai suoi testi all’assunzione di 
una diversa postura, che non sia più quella di chi si pone di fronte ad un prodotto finito, 
ad un oggetto che possedendo una sussistenza separata sia solo da interrogare: 
sottraendosi come «argomento» infatti, l’«anti-opera» di Artaud costringe il lettore ad 

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Informazioni tesi

  Autore: Rachele Bonifacio
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maddalena Mazzocut Mis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

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