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Il telefono cellulare e le nuove frontiere: la tecnologia Wap e i-Mode

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Il prototipo del processo interattivo è una semplice conversazione tra due persone; un processo 
reciproco, cioè, in cui ciascuna parte può interrompere l’altra, cambiare il tema di discussione 
ed esprimere nuove idee. 
L’intensità del carattere interattivo della comunicazione dipende dunque dalla quantità e dalla 
qualità della partecipazione al processo comunicativo da parte del fruitore. 
La maggior parte dei mass media tradizionali, elettronici o meno, non sono interattivi, la loro 
comunicazione è in modo predominante ad una via dal produttore ad un’ampia audience, con 
forme di feedback limitate e rozze   (lettere al direttore, telefonate e misurazioni dell’audience 
e della diffusione). 
Tutte queste definizioni, per quanto complesse e articolate, evitano di sottolineare l’aspetto 
temporale, che invece è nodo centrale della questione dell’interattività. 
Rintracciamo una prima definizione che tiene conto di questo aspetto in Nicholas Negroponte, 
che qualifica l’interattività come “ attività simultanea e reciproca di più soggetti che lavorano 
insieme per un fine comune, ma non necessariamente” (Negroponte ‘95) 
La consapevolezza di Negroponte nasce dall’esperienza e da una constatazione “storica”. In 
essere Digitali (Negroponte, ‘95) lo studioso ricorda che le iniziali ricerche sull’interfaccia 
uomo-computer negli anni ‘60 affrontarono il tema dell’interattività cercando di far sì che più 
utenti condividessero lo stesso computer, una risorsa allora molto costosa e monolitica.  
L’aspetto temporale e la nozione di tempo reale è approfondita da N. Vittadini (Bettetini ‘93) 
che suggerisce di definire l’interattività come “la proprietà di specifici strumenti informatici 
che consentono all’utente di orientare lo svolgimento delle operazioni di tappa in tappa e quasi 
istantaneamente”. 
“Reale”, precisa la Vittadini, non va inteso in senso referenziale, ma indica un tempo 
convenzionalmente stabilito in 2 secondi “che definisce il termine oltre al quale si suppone 
che la comunicazione non venga più percepita come interattiva.  
La quasi immediatezza svolge la funzione di mantenere il contatto con l’utente, di confermare 
l’esistenza di un rapporto di consequenzialità tra azione dell’individuo e reazione del sistema”. 
Questa precisazione ci aiuta a cogliere la differenza fra la nozione di interattività e quella di 
interazione comunicativa, che rischiano di confondersi dal momento che i New media tendono 
a ripristinare le caratteristiche della comunicazione faccia a faccia. 
Secondo Bettetini (Bettetini, ‘93) l’interattività consiste nell’imitazione dell’interazione da 
parte di un sistema meccanico o elettronico che contempli come suo scopo principale la 
funzione di comunicazione con un utente (o fra più utenti). 
L’interattività vera e propria è intesa come “un dialogo uomo-macchina, che renda possibile 
la produzione di oggetti testuali nuovi, non completamente prevedibili a priori”. 

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Informazioni tesi

  Autore: Cesare Angelo Aceti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2001-02
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Giampietro Mazzoleni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

FAQ

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