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Immaginazione e visione nel cinema di Terry Gilliam

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Anteprima della tesi: Immaginazione e visione nel cinema di Terry Gilliam, Pagina 4
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comunque, bisogna prendere una decisione e optare per l’una o l’altra soluzione. Se si 
decide che le leggi della realtà rimangono intatte e permettono di descrivere i fenomeni 
descritti, diciamo che l’opera appartiene ad un sottogenere: lo strano. Se invece è 
necessario ammettere leggi diverse a quelle di natura, in virtù delle quali il fenomeno 
può essere spiegato, entriamo nel genere meraviglioso.  
Ogni volta la storia inizia con un racconto realista, una situazione stabile a cui poi 
sopravviene qualcosa che rompe la calma, che produce uno squilibrio: è il mistero, 
l’inammissibile che si introducono nella vita reale, nel mondo reale, nell’inalterabile 
legalità quotidiana. L’elemento meraviglioso viene ad essere il materiale narrativo che 
adempie nel modo migliore a questa funzione precisa: portare una modificazione nella 
situazione precedente e rompere l’equilibrio stabilito provocando il passaggio da uno 
stato all’altro. 
5
 
Se Todorov ha provato a tracciare le leggi cui il fantastico deve ubbidire per essere 
definito tale, vediamo come Caillois affermi l’impossibilità di circoscrivere 
l’argomento. L’autore francese, sin dall’inizio, ha deciso di scartare dalla sua ricerca 
quelli che egli definisce il fantastico per partito preso, ovvero quelle opere create 
espressamente per sorprendere e sconcertare lo spettatore e il fantastico 
istituzionalizzato, vale a dire ciò che concerne fiabe e leggende e tutto il resto che fa 
parte di un bagaglio di immagini generalmente già accettato. Caillois vuole andare a 
fondo nella sua indagine, e per fare questo parte da un presupposto: il fantastico non 
deriva dal soggetto rappresentato, ma dal modo di indagarlo. Il fantastico necessita di un 
gesto involontario, che al tempo stesso è inquieto ed inquietante; l’artista stesso  che lo 
compie vorrebbe dare una risposta a questa “cosa” sorta dalle tenebre, ma non può. Non 
è sufficiente quindi un semplice avvenimento che vada contro le leggi di natura per 
definire il fantastico: esso infatti non è la semplice creazione di un mondo nuovo, di 
un’irrealtà creata appositamente per stupire. Al fantastico occorre qualcosa 
d’involontario, di subìto, un interrogativo scaturito all’improvviso a cui nessuno, 
neanche lo stesso autore, sa dare risposta.  
Contro l’autore Todorov scarica il suo fiele affermando che i temi di Caillois non 
ubbidiscono a leggi rigorose. Ma se le regole esistono per essere infrante, questa è solo 
                                                 
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 Cfr Todorov, Tzvetan, La letteratura fantastica, Garzanti, 2000, pp. 45 - 48 
 
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Informazioni tesi

  Autore: Sarah Migliavacca
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Roberto Provenzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

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