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Implicazioni e problemi connessi all'adozione del concetto di complessità

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qualitativamente differenti”.
41
 Gli stessi confini del rapporto sistema-ambiente non 
esisterebbero in sé ma sarebbero stabiliti dall’ osservatore. In questo modo si dà sempre 
maggiore importanza alla pluralità degli osservatori e dei punti di vista e si perde la 
speranza in un punto di vista assoluto, da cui si possa descrivere, analizzare come se ci si 
trovasse in un punto privilegiato di osservazione. Si crea una situazione in cui si rileva  la 
necessità di conciliare l’esigenza di analizzare per mezzo di orientamenti interpretativi 
con la pluralità di tali orientamenti. A questo proposito Ceruti scrive che si va formando  
un “nuovo tipo di tensione, la tensione sempre aperta e rinnovantesi fra l’assenza dei 
fondamenti, la circolarità e la produzione reciproca dei punti di vista e dei tagli 
metodologici da un lato, e dall’altro l’esigenza di effettuare comunque tagli metodologici 
e ordinamenti locali per poter parlare di questa assenza di fondamenti e di questa 
cicolarità”.
42
 
I vari elementi indicati ( il disordine, la contraddizione, la difficoltà logica, i problemi 
dell’organizzazione ) sono tutti parte integrante della complessità ed evidenziano 
come nella complessità esistano fondamentalmente due nuclei: il primo è quello che 
riguarda l’aspetto empirico, cioè i disordini, i fenomeni aleatori , le complicazioni, le 
turbolenze, l’aumento delle variabili, l’imprevedibilità; il secondo riguarda i problemi 
epistemologici, l’osservatore, le categorie di analisi, le contraddizioni logiche, la 
stessa difficoltà di definizione della complessità.  “La complessità costituisce la 
reintroduzione dell’incertezza in una conoscenza che era partita trionfalmente verso 
la conquista della certezza assoluta”.
43
 Perciò non sembra tanto imporsi come 
soluzione bensì  come una “presa di coscienza”
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 delle difficoltà presenti  nel 
cammino della scienza. Si procede attraverso i dubbi, le incertezze, i confronti, gli 
errori. “Contrariamente alle rappresentazioni del grande positivismo del secolo 
scorso, l’accento non viene più posto sul progresso, lineare e rassicurante: la 
complessificazione apre la via all’instabilità, alle crisi, alla differenziazione, perfino 
alle catastrofi e alle impasse”.
45
   La complessità è anche una caratteristica 
metodologica e logica che ci spinge a considerare gli insiemi senza trascurare i 
singoli elementi, a non chiudere in modo assoluto le categorie concettuali, a 
rivalutare le marginalità e le interazioni fra le singole parti e il rapporto tra accidentale 
e sostanziale. Propone la  conciliazione dell’analisi che cerca di comprendere le 
                                                    
41
 I. Stengers, Perchè non può esserci un paradigma della complessità , in La sfida della 
complessità, G.Bocchi e M. Ceruti. ( a cura di ), Feltrinelli, Milano, 1994, p. 75. 
42
 M. Ceruti, La Hybris dell' Onniscienza e la Sfida della Complessità, in  La sfida della 
complessità, G. Bocchi M. Ceruti, (a cura di), Feltrinelli, Milano, 1994, p. 43. 
43
 E. Morin, Le vie della complessità, op.cit p. 57 
44
 I. Stengers, Perchè non può esserci un paradigma della complessità, in La sfida della 
complessità, G.Bocchi e M. Ceruti. ( a cura di ), Feltrinelli, Milano, 1994, p.61.  
45
 Ibidem, p. 62. 

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Brascugli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Roberto De Vita
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

FAQ

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caos
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