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Internet come nuovo strumento di comunicazione e di vendita

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Anteprima della tesi: Internet come nuovo strumento di comunicazione e di vendita, Pagina 12
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Nel 1998, l’Idc stima circa 3 milioni di utenti italiani quasi esattamente divisi a metà 
tra consumatori ( 1,5 milioni ) e organizzazioni ( le imprese con 1,2 milioni di utenti, 
la Pubblica Amministrazione con altri 300 mila ). Nell’area delle aziende, l’analisi di 
Idc è però piuttosto cauta. Il boom del 1998, che ha visto tassi di crescita dell’80% ( in 
termini di abbonamenti ), quest’anno dovrebbe decelerare al 55,4% e poi al 43% nel 
2000. Sono cifre che nascono dai sondaggi presso le imprese. E queste ultime sono 
tuttavia incerte sulla decisione di investimento in tema di Internet soprattutto per una 
questione di ritorni attesi. Nel 1998, infatti solo un utente web italiano su 10 ha 
proceduto almeno a un acquisto sulla rete, per un ammontare medio annuo, 
considerando il segmento “consumer”, di sole 127 mila lire. Si viene a creare così una 
autentica massa critica, tale da determinare dubbi sugli eventuali profitti derivanti dalla 
vendita on-line. Secondo le previsioni Idc tra quattro anni gli acquirenti “consumer” 
supereranno i 3 milioni per almeno 400 mila lire medie annue. Ma le imprese 
utilizzeranno Internet anche per le abituali transazioni “di processo” ( materie prime, 
semilavorati, servizi ) per una cifra che già nel 1998 venne stimata in 250 miliardi di 
lire, e che tra quattro anni dovrebbe salire a ben 13.700 miliardi, fino a rappresentare la 
schiacciante maggioranza ( 87% ) del commercio elettronico in Italia. Ecco quindi, la 
sostanza della previsione: su Internet, almeno in Italia, quelle che conteranno saranno 
le applicazioni per integrare i sistemi gestionali d’azienda in “catene del valore”, per 
avviare “pool d’acquisto”, per ottenere “al meglio” transazioni e subforniture. E’ 
necessario però distinguere le medie e grandi imprese, che in questi ultimi mesi stanno 
guidando gli investimenti, con la grande maggioranza delle aziende italiane ancora 
molto incerte in tema di strategia Internet. Al 1998 circa 56 mila aziende italiane 
avevano un sito web, ma di questi circa il 30%, (assicurazioni, distribuzione, piccola 
industria )erano costituiti da una sola pagina web. Quali sono i punti critici, nel sistema 
italiano, che nel 1998 è cresciuto del 58% quanto ad aziende con pagine web? Mentre 
si assiste alla rincorsa del commercio, ala dinamica allineata di servizi e industrie, e 
anche al buon ritmo della Pubblica Amministrazione e Istruzione ( + 45% ), il fanalino 
di coda appaiono le banche, e nel suo complesso, il settore finanziario che rappresenta 
solo l’1,7% dei soggetti con siti web e che cresce dieci punti percentuali in meno 
rispetto alla media nazionale. Il ritardo delle banche italiane appare tanto più sensibile 
se si pensa che quelle che stanno connotandosi con “applicazioni killer” su Internet 
appaiono essere proprio nell’area finanziaria e nelle transazioni azionarie, nelle 
informazioni e nei servizi agli investitori.   
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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Briglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Scienze Statistiche ed Economiche
  Relatore: Sergio Brasini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

FAQ

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