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L'accoglimento del caso ovvero la piega

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Anteprima della tesi: L'accoglimento del caso ovvero la piega, Pagina 3
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senza salti e discontinuit , il passaggio dall inorganico 
all organico, dall organico all animato. Ai ripiegamenti della 
materia, che si prolungano all infinito, secondo l insegnamento 
del preformismo biologico e del nascente calcolo infinitesimale, 
corrispondono le pieghe dell anima. Leibniz paragona la materia 
ad una tessitura infinitamente porosa, senza vuoti, simile  ad un 
giardino pieno di piante, o come uno stagno pieno di pesci. Ma 
ciascun ramo delle piante, ciascun membro dell animale, 
ciascuna goccia dei loro umori, Ł a sua volta un tale giardino o 
un tale stagno. E sebbene la terra e l aria interposte tra le piante 
del giardino, o l acqua interposta tra i pesci dello stagno, non 
siano nØ piante nØ pesci, esse tuttavia contengono ancora altre 
piante e altri pesci, ma per lo piø in una forma sottile a noi 
impercettibile 20. La materia non Ł dunque un immenso essere 
vivente, tutto non Ł pesce, ma vi sono pesci dappertutto: 
l ubiquit  del vivente. Come pensare a una tale immagine senza 
subito ricordare l opera dell Arcimboldo, L acqua , nella cui testa 
composta brulicano esseri marini che sembrano pronti, da un 
momento all altro, a dileguare e disporsi in configurazioni 
eternamente guizzanti, quasi che l autore abbia repentinamente 
fissato la forma umana nel momento fortuito in cui i pesci cos  si 
sono disposti, per poi sparpagliarsi di nuovo. Infatti, secondo la 
leibniziana distribuzione delle anime a tutti i livelli del vivente, 
dall anima del corpo alle anime delle membra, e cos  via,  i 
microscopici animaletti inseparabili dalle parti fluenti del mio 
corpo, sono sempre pronti a ridiventarmi estranei come lo erano 
prima 21. 
 
L estrema mobilit  del pensiero, la scivolosit  dello sguardo e 
del gesto barocchi sono ascrivibili ad una mutata visione della 
realt , ad un cambio di prospettiva: mentre prima si osservava 
l esterno  riducendo le sue complessit   ad un oggetto 
organizzato secondo schemi antropocentrici, ora l esterno stesso 
concorre all atto visivo e speculativo, cosicchØ l uomo non lo 
debba definire tramite aggettivazioni, ma entrambi si definiscano 
grazie ad un azione di mutua delimitazione e incessante 
riconfigurazione.  
La questione del punto di vista ci riporta alla nostra casa barocca, 
dove risiede anche l anima, o monade, che nella sua stanza 
chiusa e senza luce racchiude dentro di sØ, riflettendolo e 
introiettandolo come un piccolo specchietto, l intero universo. 
L atto del riflettere Ł pertanto un attributo peculiare della 
monade, chiusa nel proprio stato di  Uno  che per  avviluppa 
una molteplicit , quella del mondo.  
                                                                                                          
comparire delle nuove anfrattuosit , di modo che il nostro fiocco suggerisce la 
nozione piø generale di funzione continua ma non derivabile. (B.B. 
Mandelbrot, op. cit. p. 10).   
20
 G.W. Leibniz, Monadologia. Principi razionali della natura e della grazia, 
Bompiani, Milano, 2001, p. 89. 
21
 G. Deleuze, op. cit., p. 178. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Arcimboldo, L Acqua , 1566, olio su tavola. 
Vienna,    Kunsthistorisches Museen. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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L'accoglimento del caso ovvero la piega

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Informazioni tesi

  Autore: Elena Bugada
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: L.A.B.A., Libera Accademia di Belle Arti di Brescia
  Corso: Arti visive e discipline per lo spettacolo - fotografia
  Relatore: Angela Madesani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

FAQ

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