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L'adesione della Comunità europea alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo

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10 membri devono trovare il loro equivalente nel quadro comunitario, per evitare che venga ridotto il livello di protezione di cui beneficiano i cittadini. E’ proprio su questo terreno che si organizza la resistenza alla dottrina del primato del diritto comunitario delle Corti costituzionali tedesca e, in misura minore, italiana che hanno, fra le loro competenze, quella di assicurare il rispetto del catalogo nazionale dei diritti fondamentali 33 . In Germania le obiezioni mosse all’applicazione del diritto comunitario nel diritto interno sono state tanto radicali da minacciare di rimettere in causa l’adesione della RFT ai trattati europei34. In particolare, due furono le critiche formulate di fronte alle giurisdizioni tedesche: la prima si riferiva al problema di sapere se uno Stato che, in forza della propria Costituzione, deve rispettare alcuni principi di struttura propri delle democrazie liberali (rispetto del diritto, separazione dei poteri, carattere democratico del processo legislativo, controllo giurisdizionale…), possa validamente trasferire competenze ad un organismo il cui atto costitutivo non sia conforme a queste esigenze35. La seconda critica riguarda specificamente i diritti dell’uomo e l’estensione della delegazione di competenze consentita dal legislatore tedesco alle comunità: il problema è sapere se l’autorità comunitaria possa 33 P. PESCATORE, Les droits de l’homme…, op. cit., p. 632, si chiede perché il problema della protezione dei diritti fondamentali non abbia sollevato la stessa inquietudine negli altri paesi membri della Comunità; la ragione di questo strano contrasto va senza dubbio, a suo avviso, attribuita al fatto che i giuristi tedeschi e italiani sono particolarmente sensibili ai diritti dell’uomo, e che il compito delle due Corti è appunto quello di vegliare sul rispetto della legge fondamentale e dei diritti che essa sancisce: “pour eux, plus que pour les autres, le respect des droits de l’homme constitue dès lors une dimension réelle de la vie judiciaire”. Neppure per M. H. MENDELSON, The European Court of Justice and Human Rights, YEL, 1981, p.130, è casuale che siano proprio le Corti tedesca e italiana a sollevare il problema del rispetto dei diritti fondamentali nelle Comunità: “it was in these two countries that fundamental rights were the most thoroughly entrenched constitutionally – largely as reaction to their fascist past”. Per una visione d’insieme sulla clausola dei diritti fondamentali fra Corte di giustizia e corti costituzionali degli Stati membri, v. A. BENAZZO, Diritti fondamentali, giudici costituzionali e integrazione europea, in Rivista italiana di diritto pubblico comunitario, 5/98, p. 835. 34 In Germania il problema ha infatti riguardato l’interpretazione dell’art. 24 § 4 della Legge fondamentale tedesca, che prevede che “La federazione può trasferire, per via legislativa, dei diritti di sovranità a delle istituzioni internazionali”. Data la natura dualista del sistema tedesco, i trattati europei e il diritto derivato, introdotti nell’ordinamento nazionale attraverso una legge ordinaria, hanno lo stesso valore giuridico dell’atto iniziale d’approvazione: in teoria, dunque, essi possono essere oggetto di un controllo di conformità alla costituzione che gli è gerarchicamente superiore. Questa eventualità è stata vigorosamente scartata da tutti coloro che hanno messo l’accento sulla specificità dell’integrazione comunitaria; altri autori hanno al contrario affermato la possibilità di verificare la costituzionalità dei trattati comunitari e del diritto derivato. Per una analisi della dottrina tedesca, cfr. G. COHEN JONATHAN, Les droits de l’homme dans les communautées européennes, op. cit., p. 401 e sgg.. 35 La legge tedesca di ratifica sarebbe incostituzionale perché essa consentirebbe una delegazione di poteri legislativi all’autorità comunitaria che ha invece carattere esecutivo: é questa la tesi detta de “l’equivalenza strutturale” che ha ricevuto un certo favore nella dottrina e nella giurisprudenza tedesca. Spinta alle estreme conseguenze, questa dottrina ha per effetto di gettare un dubbio sulla legittimità dell’adesione dello Stato tedesco alle Comunità europee, e permette di giustificare la priorità delle regole di diritto nazionale sulle regole di diritto comunitario: queste ultime, infatti, non essendo il risultato di un processo assimilabile al processo legislativo nazionale, sarebbero di rango inferiore alle norme statali. Su questo punto v. P. PESCATORE, Les droits de l’homme…, op. cit., p. 633 e sgg..; G. COHEN JONATHAN, Les droits de l’homme dans l’Europe de demain, RDH, 1972, p. 617 e sgg.. Tuttavia si deve riconoscere che questa teoria riflette una preoccupazione legittima circa la devoluzione di poteri legislativi ad un esecutivo non sufficientemente controllato dai rappresentanti del popolo, e cioè, in questo caso, dal Parlamento Europeo. In questo senso, va valutata più che positivamente l’attribuzione al PE di poteri sempre più ampi di partecipazione al processo legislativo.
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Informazioni tesi

  Autore: Maria Teresa Capula
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Stefania Bariatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

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