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La confessione dell'imputato

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Anteprima della tesi: La confessione dell'imputato, Pagina 7
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Secondo un‟altra ricostruzione, invece, la confessione non costituirebbe una prova 
vera e propria, bensì un mero surrogato di essa, valendo come sola relevatio ab 
onere probandi per il giudice civile. 
L‟unica nozione di confessione attualmente presente nel nostro ordinamento si 
trova all‟art. 2730 c.c., in cui essa è definita come «la dichiarazione che una parte 
fa della verità di fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all‟altra parte». 
Similmente l‟istituto era descritto anche all‟art. 1356 c.c. del 1865, che però non 
offriva una definizione unica, bensì distingueva la nozione di confessione 
“giudiziale”, definita all‟art. 1356 come «la dichiarazione che la parte o il suo 
procuratore speciale fa dinnanzi al giudice ancorché incompetente», da quella di 
confessione “stragiudiziale”, descritta dall‟art. 1357 come «quella che si fa fuori 
dal giudizio». 
Rispetto al codice del 1865, è rimasto immutato il valore probatorio riconosciuto a 
entrambi i tipi di confessione, laddove l‟art. 2733 dell‟attuale c.c., che ha 
sostituito l‟art. 1356 del vecchio codice, attribuisce alla confessione giudiziale 
valore di «piena prova contro colui che l‟ha resa, purché non verta su fatti relativi 
a diritti non disponibili». 
La confessione stragiudiziale, invece, avrà un diverso valore probatorio a seconda 
che sia stata resa ad una parte o al suo rappresentante, allorché avrà valore di 
piena prova, o sia stata fatta a un terzo o contenuta in un testamento, nel qual caso 
sarà soggetta al libero apprezzamento del giudice civile. Si ritiene, inoltre, che la 
dichiarazione confessoria stragiudiziale dovrà essere ulteriormente provata nel 
corso del giudizio dalla parte che intenda avvalersene (c.d. probatio probanda), 
applicandosi a tal fine le ordinarie regole probatorie; ma la prova testimoniale sarà 
da escludersi qualora la confessione verta su un oggetto per il quale la 
testimonianza non è ammessa dalla legge (ex art. 2735 comma 2 c.c.).  
Più specificamente, l‟art. 1358 c.c. del 1865 precisava che, qualora la confessione 
fosse stata resa ad una terza persona, essa assumeva valore di semplice indizio. 
Se si aderisce alla definizione di confessione offertaci da una parte della dottrina 
civilistica, essa può perciò essere descritta come «un dichiarazione di scienza in 
ordine ai fatti di causa, di carattere obiettivamente sfavorevole alla parte 
dichiarante e, al contempo, idonea a favorire il suo avversario in giudizio», a cui
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La confessione dell'imputato

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Informazioni tesi

  Autore: Martina Righetti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paola Spagnolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 228

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