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La democrazia ateniese. Un modello per la democrazia moderna

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Anteprima della tesi: La democrazia ateniese. Un modello per la democrazia moderna, Pagina 15
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egiziani ed asiatici oppure nell'avventura coloniale (ma non tutti avevano le risorse 
finanziarie necessarie
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). Quando lo squilibrio si fece insostenibile, si imposero 
rapidamente due soluzioni alternative: il ricorso a tiranni o a legislatori. 
1.4.1. TIRANNI 
Le tirannidi greche erano basate sullo stesso concetto politico su cui si fondano 
quelle odierne: un solo uomo s’impadroniva del potere e lo esercitava in forma 
assoluta, ponendosi al di sopra delle leggi
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. Tra il VII e il VI secolo a.C. sorse la 
figura del týrannos, il quale non era di estrazione popolare benché si professasse 
fautore del dèmos: genericamente il tiranno era un aristocratico che passava 
spregiudicatamente in campo avverso, sfruttando per i propri fini la miseria dei 
contadini e l’ambizione dei ceti intermedi (infatti proprio il disprezzo che i nobili prima, 
e il resto del popolo dopo, provavano nei confronti di questo personaggio si conservò 
col passare dei secoli fino ai giorni nostri). Non bisogna pensare che l’epoca delle 
tirannidi fosse un periodo solamente negativo per le popolazioni della Grecia, dato 
che esse rappresentarono un momento di progresso sociale per l’affermazione dei 
diritti del dèmos nella vita pubblica. Cerchiamo di fare chiarezza. Estromettendo con 
forza la vecchia classe dirigente, il tiranno perseguiva due scopi elementari: 
neutralizzare gli oppositori più pericolosi e soddisfare le aspettative dei suoi 
sostenitori. La confisca e la frantumazione delle grandi proprietà erano ciò che 
volevano i contadini, sempre più nel terrore di essere fagocitati dai grandi possidenti 
terrieri; ciò d’altronde distolse, come si era prefissato il tiranno, il popolo dalla politica, 
che divenne di sua sola competenza. La tirannide fu un fenomeno abbastanza 
limitato nel tempo e la sua caduta non fu quasi mai dovuta a rivolte violente: il più 
delle volte i tiranni vennero costretti all’esilio da parte dei ceti elevati (si volevano 
vendicare del trattamento subito anni prima). 
                                                           
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 Per capire la condizione non invidiabile di queste persone basta leggere i versi di Archiloco. Già Pindaro ci 
parla di lui dicendo che «si ingrassava solo di amare esecrazioni» (in Pitiche, II, 99). Benché fosse di famiglia 
nobile, dopo essere caduto in disgrazia cercò miglior sorte a Taso, ma non pare che la trovasse visto che, quando 
approdò nell’isola, esclamò:«Qual cencioso veggo a Taso/di Panelleni travaso!» (frammento 53). Dopo varie 
peregrinazioni decise di farsi mercenario, per riuscire quantomeno a vivere serenamente:«Nella lancia ho il mio 
pane, nella lancia il vino/di Ismaro, alla lancia appoggiato io trinco» (frammento 2). 
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 L’origine della parola è tutt'oggi motivo di discussione tra gli studiosi (c’è addirittura chi dice che 
letteralmente la parola vuol dire "guardiano del formaggio"). Léveque dice che la parola non è greca e che forse 
fu mediata dalla lingua lidia, perché appare per la prima volta in Archiloco che ne fa uso riferendosi al re della 
Lidia Gige, anch’egli usurpatore come i tiranni; ma si può sottolineare anche la somiglianza di essa con la parola 
etrusca turan (signore o signora) e con certi nomi propri di origine etrusca (il re Turno e la dea Giuturna). Di 
certo c’è che il termine assunse il connotato negativo che conserva anche adesso solo nell’ambito greco «a 
partire dal secolo IV, nei testi dei pensatori politici influenzati dalla nuova forma di tirannia, molto più violenta e 
sfrenata, che appare all’inizio di questo secolo» (Léveque, op. cit., pag. 127): il riferimento è ai comportamenti 
dispotici di certi tiranni della Sicilia greca come Dionigi. I (è lui che pose sulla testa di Damocle una spada per 
fargli capire quanto fosse precaria la vita di un tiranno) e Dionigi II. 

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Tonellotto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mariangela Ripoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 283

FAQ

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