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La dimensione sociale della città: rappresentazione reticolare degli assetti evolutivi mediante automi cellulari. Il caso Ogliastra.

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Anteprima della tesi: La dimensione sociale della città: rappresentazione reticolare degli assetti evolutivi mediante automi cellulari. Il caso Ogliastra., Pagina 3
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LA CITTA’ E LA SUA DIMENSIONE SOCIALE 
1. Un organismo, tanti organismi: la città 
 
Descrivere le città è un’arte molto rara 
perché si sottraggono alla descrizione. 
Le si può percepire così facilmente con i 
sensi, fiutandone l’odore, ascoltandone 
i rumori, con l’esperienza diretta, 
tramite la vista, ovviamente, anzitutto 
cogli occhi. 
[Wenders, 1992]  
 
La città potrebbe pensarsi come un organismo vivente composto da una molteplicità di 
dimensioni quella spaziale, temporale, ambientale, sociale, economica e territoriale; mentre 
può essere definita come una “macchina non banale” in cui tutte le sue dimensioni, a loro 
volta, costituiscono macchine non banali che interagiscono tra loro non banalmente.  
La macchina è qui ipotizzata come strumento puramente concettuale, nonché 
imprevedibile, dato che per un determinato input impostatogli, non necessariamente 
riceveremo sempre lo stesso output. Il campo di variabilità dello stato finale, e quindi 
dell’output, dipende da una molteplicità di fattori, nel rispetto del principio fondamentale 
della macchina non banale [von Foerster, 1995]. 
Tale macchina per esistere nel tempo e nello spazio ha necessita di qualcosa che le 
permetta di vedere, di vedersi e di essere vista dall’esterno, ma anche di auto-correggersi in 
seguito ad azioni inconsulte rivolte verso se stessa o verso l’esterno del sistema. L’entità 
che le permette questo genere di azioni, determinandone quindi il cambiamento, è l’uomo. 
Esso ha il compito di dar vita alla città e per questo assume inconsapevolmente il ruolo di 
osservatore della grande macchina, rimanendovi imprescindibilmente incluso. Può inoltre 
rilevare comportamenti che la macchina, come entità isolata, non sarebbe in grado di 
leggere se non attraverso un’osservazione esterna.  
La città però non risulta esclusivamente un sistema osservato, ma anche un sistema 
osservante in quanto complesso di elementi e regole con le quali è possibile definire, anche 
se in maniera sfumata, la concreta realtà delle relazioni che in essa nascono [Pasquino, 
1995].  
Bisogna, dunque, analizzare l’uomo non solo come un tutt’uno con l’organismo-città ma 
come un’entità inclusa in esso. Possiamo, infatti, avere uomini senza città, ma non città 
senza uomini. Ne consegue che qualsiasi teoria riguardante la città non possa prescindere 
dall’analizzare l’uomo quale entità elementare del sistema.  
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Informazioni tesi

  Autore: Vania Erby
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria Civile
  Relatore: Giovanni Maciocco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

FAQ

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Parole chiave

automi cellulari
pianificazione territoriale
trasformazioni territoriali

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