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La disciplina pubblica del credito

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Anteprima della tesi: La disciplina pubblica del credito, Pagina 10
ottenuti  i  pieni  poteri  per la  guerra  contro l’Austria  instaura il  “corso forzoso”17, 
esteso a tutte le altre banche di emissione, le quali diventano solo tenute, su richiesta, 
a cambiare i loro biglietti con altri della Banca Nazionale.18 Corso forzoso che sarà 
abolito nel 1883 per una sola breve parentesi di tempo visto l’imponente esodo d’oro 
che ne renderà poi necessaria la reintroduzione.
La pluralità degli istituti di emissione sopravvive anche al “consorziamento” 
del 1874 che individua e disciplina gli istituti abilitati all’emissione, così come al 
riordino del  1893 che  sfocia  nella  costituzione  della  Banca  d’Italia  e  dimezza  il 
numero degli enti abilitati.
Il periodo post-unitario si caratterizza “in termini negativi” per la mancanza di 
una disciplina speciale per l’attività bancaria. Quella bancaria è un’attività di “diritto 
comune” ( nel senso di equiparata a quella di ogni altra attività imprenditoriale), e in 
quanto tale sottoposta alla disciplina del codice di commercio del 1882.19
Le  uniche  norme  “generali”  del  Codice  di  commercio  destinate  all’attività 
bancaria sono: 
• l’ art. 3 n.11 che si limita a ricomprendere le operazioni di banca tra gli 
“atti  di  commercio”  e  quindi  sostanzialmente  di  attività  imprenditoriale  senza 
definire in cosa consistesse il contenuto dell’attività bancaria;
• l’art.177 che impone alle “società commerciali che hanno per principale 
oggetto  l’esercizio  del  credito”,  l’obbligo  di  “depositare  presso  il  tribunale  del 
commercio, nei primi otto giorni di ogni mese la loro situazione contabile riferibile al 
mese precedente”.20
17Cioè si sospende l'obbligo delle banche di emissione di convertire a vista la propria moneta in oro.
18
 LANZARONE G., “Il sistema bancario italiano”, op.cit. p.6
19
 COSTI R., “L’ordinamento bancario”, Bologna, Il Mulino, 1994, p.15. N.d.r. forse è più corretto 
dire che l’attività bancaria è di diritto comune perché sottoposta al codice di commercio, piuttosto che 
sottoposta al codice di commercio perché ritenuta di diritto comune. Ma sarebbe come discernere del 
primato  dell’uovo  o  della  gallina,  forse  quindi  basta  dire  che  è  una  comunissima  attività 
imprenditoriale.
20VELLA F., op.cit. p.11. Articolo 117 il  quale si riteneva tuttavia non applicabile agli imprenditori  
individuali in modo tale che sfuggiva all’area della pubblicizzazione una grossa fetta delle imprese 
bancarie.
13
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Informazioni tesi

  Autore: Marcello Padovani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luisa Torchia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

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