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La flessibilità nel mercato del lavoro italiano

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Anteprima della tesi: La flessibilità nel mercato del lavoro italiano, Pagina 7
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appaiono ancora contraddistinte da difficili processi di transizione dalla scuola al 
lavoro, dal lavoro alla formazione e dalla formazione al lavoro
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. 
Questi problemi però non riguardano solo i giovani;  infatti anche i lavoratori 
anziani, penalizzati dagli scarsi incentivi alla prosecuzione dell’attività 
lavorativa e che non appaiono beneficiare delle tipologie contrattuali flessibili 
adottate, continuano a ridurre la loro quota ufficiale nella popolazione lavorativa.  
L’occupazione femminile nell’ultimo quinquennio è stata più consistente nel 
Centro-Nord ma continua comunque a soffrire di una difficile condizione di 
accesso e di permanenza sul mercato del lavoro. 
Non bisogna dimenticare tra l’altro che in Italia la qualità “non buona” del 
lavoro riguarda anche l’ampia fascia di lavoro sommerso, irregolare e 
clandestino che contribuisce ancora di più a creare condizioni di esclusione 
sociale e di sottoutilizzo di capitale umano
7
. 
Per questo motivo la combinazione tra azioni di contesto utili ai processi di 
allargamento della base produttiva e di innalzamento della produttività, 
introduzione di flessibilità nel mercato del lavoro, fuoriuscita dal sommerso, 
appare come una strategia interconnessa, capace di innescare uno sviluppo 
economico ed una crescita dell’occupazione regolare.  
Alla maggiore impermeabilità del mercato rispetto all’esterno, si è andata via via 
sommando anche la progressiva immobilizzazione delle posizioni interne al 
lavoro. Il nostro resta infatti un sistema ancora estremamente rigido, con bassi 
livelli di mobilità interna, e ciò malgrado sulla carta l’incremento del numero 
complessivo dei movimenti interni all’occupazione
8
  sembrerebbe dar ragione a 
                                                 
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  Il tasso di disoccupazione di questo segmento è, infatti, pari all’8,3%, mentre la 
media europea si posiziona al 4,9%. Ciò testimonia l’inefficacia delle azioni preventive 
e il rischio di esclusione sociale da parte di coloro che perdono il posto di lavoro. 
 
7
 MINGIONE E. PUGLIESE E. “ Lavoro” Carrocci, Roma 2002. 
 
8
 Il tasso di rotazione, vale a dire il rapporto tra i cambiamenti di lavoro o di tipologia 
lavorativa e lo stock di occupati ad inizio periodo è passato da 11,5 del 1998 a 14,5 del 
2005. 
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Informazioni tesi

  Autore: Simone Sarti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università Telematica Guglielmo Marconi
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Michele Petrocelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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Parole chiave

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flessibilità lavoro
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