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La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace

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Anteprima della tesi: La guerra del Vietnam nel 1966: tra escalation e tentativi di pace, Pagina 6
 8
Stati Uniti di aver perpetrato un’aggressione inviando le proprie forze militari per soffocare un 
movimento popolare autonomo ed interno. L’altro punto fondamentale di disaccordo riguardava 
chi dovesse rappresentare il Vietnam del Sud; secondo gli americani era il governo di Saigon; 
secondo Hanoi era il Fronte Nazionale di Liberazione. 
Nonostante l’assenza di reali prospettive di pace causata dalla diversa concezione che le 
parti avevano di una soluzione politica che potesse portare ad una cessazione delle ostilità, la 
reazione internazionale alla sospensione dei bombardamenti e all’offensiva diplomatica fu 
sostanzialmente buona
30
. I messi speciali dell’amministrazione americana riportarono le 
impressioni ricevute presso i paesi visitati; l’ambasciatore Goldberg aveva incontrato il 
Segretario Generale alle Nazioni Unite U Thant, il Papa Paolo VI, i leaders italiani, il presidente 
francese Charles De Gaulle ed il primo ministro britannico Harold Wilson. Tutti accolsero con 
soddisfazione l’iniziativa e manifestarono la propria disponibilità a partecipare agli sforzi 
diplomatici, ad eccezione del generale francese che aveva mostrato, sin dall’inizio, la mancanza 
di fiducia per una tale iniziativa. De Gaulle pensava infatti che l’unico corso d’azione possibile 
fosse un ritiro americano
31
; il suo ministro degli esteri Couve de Murville si dichiarava inoltre 
favorevole ad una partecipazione del NLF ad un governo di coalizione sudvietnamita ancor 
prima che venissero intraprese delle negoziazioni. Questa reazione negativa da parte francese 
era piuttosto prevedibile per gli americani dati i rapporti piuttosto tesi tra i due governi; De 
Gaulle veniva perciò descritto dagli americani come “un caso a parte”
32
 .   
I leaders asiatici alleati diedero in generale il benvenuto all’iniziativa americana anche se 
Thailandia e Corea del Sud giudicavano un errore la sospensione dei bombardamenti. Le 
reazioni del governo e della stampa sudvietnamita furono riportate dall’ambasciatore americano 
a Saigon Henry Cabot Lodge
33
; i quotidiani locali ponevano in risalto il fatto la pausa potesse 
essere interpretata da Hanoi come un chiaro segnale di come stesse venendo meno la 
determinazione  degli Stati Uniti di proseguire la guerra; il governo, pur comprendendo le 
motivazioni che potevano giustificare la pausa, manifestava le stesse preoccupazioni ritenendo il 
bombardamento assolutamente indispensabile sia militarmente sia nella guerra psicologica 
contro i vietcong. Veniva espressa da parte di Saigon anche la preoccupazione di essere 
scavalcati dagli Stati Uniti nelle trattative con la DRV: “voi americani dovreste trattare con 
russi e cinesi, e se si dovesse fare qualche trattativa con Hanoi, dovremmo essere noi a farla”
34
. 
Gli altri paesi alleati accolsero in maniera sostanzialmente positiva l’offensiva di pace anche se, 
nel complesso, venivano espressi dei dubbi circa i risultati. 
La reazione del mondo comunista all’iniziativa americana fu apparentemente 
omogenea
35
; in realtà questa compattezza di facciata mal dissimulava il differente atteggiamento 
che le due superpotenze rosse tenevano nei confronti del conflitto. La propaganda 
nordvietnamita accentuava il tema che la pausa dei bombardamenti fosse soltanto una copertura 
per una ulteriore escalation della guerra, e inoltre insisteva che gli Stati Uniti mostrassero 
attraverso dei fatti concreti l’accettazione dei 4 punti, vere pre-condizioni per arrivare alle 
trattative. Secondo gli analisti della CIA questo atteggiamento di Hanoi era volto a rassicurare la 
Cina ed il Vietcong della determinazione della DRV nel proseguire la guerra. Il NFL 
                                                          
30
 Promemoria Bundy del 3 gennaio 1966, FRUS,1964-1968,vol. IV, pp. 4-7. 
31
 Sull’atteggiamento critico della Francia riguardo alla politica americana nel Vietnam ed, in generale, i rapporti 
franco-americani in questo periodo, vedi Marianna P. Sullivan, France’s Vietnam policy: a study in french-
american relations, Wesport, Greenwood Press, 1978, pp. 87-114; vedi anche H. W. Brands, The wages of 
globalism: Lyndon Johnson and the limits of american power, New York and Oxford, Oxford University Press, 
1995, pp. 85-121. 
32
 Promemoria Bundy del 3 gennaio 1966, FRUS,1964-1968,vol. IV, p. 5. 
33
 Lodge a Johnson , tel. del 5 gennaio 1966, ivi, pp. 15-19. 
34
 Ivi, p. 16. 
35
 Promemoria CIA del 20 gennaio 1966, FRUS,1964-1968,vol. IV, pp. 92-94; vedi anche Daniel S. Papp, Vietnam: 
The View from Moscow, Peking, Washington, Jefferson, McFarland & Company, 1981, p. 78. 

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Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Loi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Liliana Saiu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

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