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La libera circolazione degli sportivi nell'Unione europea. Da Bosman alla ''home grown players rule''.

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Anteprima della tesi: La libera circolazione degli sportivi nell'Unione europea. Da Bosman alla ''home grown players rule''., Pagina 9
I diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali 
dell’Unione europea assumono, con l’entrata in vigore dell’art.6 del Trattato 
di Lisbona (2009), la forza giuridica dei trattati comunitari, entrando di 
fatto, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tra le fonti 
vincolanti dell’ordinamento comunitario. Tuttavia, sul valore della Carta di 
Nizza si ritornerà nel corso del capitolo in tema di discriminazione e rispetto 
dei principi fondamentali dell’Unione europea (paragrafo 5). 
Per procedere ad un esame completo delle fonti del diritto di libera 
circolazione all’interno del territorio comunitario, è necessario analizzare il 
cosiddetto diritto comunitario derivato. 
Bisogna risalire fino al 1961 per trovare la prima disciplina in materia di 
libera circolazione dei lavoratori, si tratta del Regolamento n.15 del 1961 
“relativo ai primi provvedimenti per l’attuazione della libera circolazione 
dei lavoratori all’interno della Comunità”; la norma di apertura di tale 
regolamento prevede che “ogni cittadino di uno Stato membro è autorizzato 
ad occupare un impiego subordinato sul territorio di un altro Stato membro, 
qualora per il posto vacante non sia disponibile nessun lavoratore idoneo tra 
la manodopera appartenente al mercato regolare del lavoro dell’altro Stato”, 
sancendo di fatto la priorità del mercato nazionale del lavoro. 
Accanto al Regolamento n.15 del 1961 è stata emanata la Direttiva del 16 
agosto 1961 “in materia di procedure e di pratiche amministrative relative 
all’ingresso, all’occupazione e al soggiorno dei lavoratori di uno Stato 
membro, nonché delle loro famiglie, negli altri Stati membri della 
Comunità”; sia il regolamento, che la direttiva hanno mantenuto l’esigenza 
del rilascio al lavoratore migrante comunitario di un permesso di lavoro, 
tuttavia la direttiva ha facilitato la mobilità intracomunitaria, abolendo 
l’obbligo del visto d’entrata sia per il lavoratore migrante che per i suoi 
familiari, consentendo di subordinare l’ingresso all’interno di ciascuno Stato 
membro alla sola presentazione di una carta di identità valida o di un 
passaporto, rilasciati dal paese d’origine. 
La seconda fase del processo di attuazione della libera circolazione dei 
lavoratori è stata avviata con il Regolamento n.38 del 1964 per giungere, 
poi, all’adozione del Regolamento n.1612 e della Direttiva 360, entrambi 
datati 1968. 
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Informazioni tesi

  Autore: Federico Freschi
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Gisella De Simone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

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Parole chiave

bosman
diritto sportivo
lavoratori sportivi
libera circolazione
libera circolazione lavoratori
libera circolazione sportivi
salvaguardia dei vivai

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