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La nuova Russia e la politica di neoegemonia all'interno della CSI

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Anteprima della tesi: La nuova Russia e la politica di neoegemonia all'interno della CSI, Pagina 5
3 
 
sociali potenzialmente esplosivi. Consentire la nascita di un settore privato, per quanto 
limitato, era un’implicita apertura nei confronti del mondo occidentale e quindi pure dei 
suoi valori di concorrenza, libertà individuale e democrazia, con delle conseguenze 
inimmaginabili nella società civile sovietica.                  
  Tuttavia, il Segretario era convinto che il suo progetto non dovesse consistere in un 
semplice cambio di rotta politica, bensì un movimento capace di includere l’intera società 
sovietica, che sarebbe dovuta essere parte integrante del cambiamento. 
  Nel plenum di aprile, dove i riformisti ottennero la maggioranza nell’Ufficio politico poté 
esporre la nuova linea, che sarebbe errato definire “sua” tout-court. Essa era infatti una 
mediazione fra le visioni dei suo collaboratori più importanti, quelli, per intendersi, che si 
erano avvicinati ad Andropov insieme a lui. Ryžko era, più di altri, l’uomo dell’apparato 
militar-industriale, il quale vedeva nel progresso scientifico la soluzione più efficace. 
Ligačev attirava le simpatie di buona parte delle alte gerarchie, dato che la sua spinta 
riformista era più delicata e tesa a non sradicare le istituzioni esistenti. Jakovlev, al 
contrario, desiderava battere la strada delle riforme in maniera più radicale persino rispetto 
al suo leader, ma non nutriva la stessa fiducia nei confronti del coinvolgimento popolare. 
  Il cambio di rotta del 1985 risultò quindi inizialmente contenuto, andandosi a configurare 
più come un proseguimento della politica di Andropov, interrotta per un anno da Černenko, 
che come una vera svolta: non si arrivò, infatti, a proporre mutamenti politici strutturali, ma 
ci si concentrò maggiormente a riprendere la lotta all’alcolismo ed alla corruzione
6
. Nel 
frattempo, le condizioni dell’economia dell’Unione Sovietica continuavano a ristagnare. 
Un dato più rappresentativo di altri è quello relativo agli standard di produttività: a metà 
degli anni Ottanta soltanto il 16% della produzione sovietica raggiungeva gli standard 
internazionali
7
. 
  A giugno si riunì una conferenza sui problemi del progresso scientifico e tecnologico, 
dove Gorbačëv annunciò la necessità di compiere l’ennesima “accelerazione” (uskorenie) 
della storia economica sovietica, ricorrendo ai classici investimenti massicci nell’industria 
pesante, che cozzarono con l’anima innovatrice del Segretario. L’ errore di valutazione fu 
dettato principalmente dalla credenza, ancora solida nel Gorbačëv del 1985, che il sistema 
socialista potesse funzionare nel suo complesso se indirizzato con efficienza dal Partito. 
Inoltre, non bisogna dimenticare che molto spesso i parametri dell’economia sovietica 
erano inficiati da stime ottimistiche e numeri “gonfiati”, frutto di un’usanza, quella di 
                                                 
  
6
 Nicolas Werth, Storia della Russia nel Novecento, Il Mulino, Bologna, 2000  
  
7
 A. Graziosi, L’URSS dal trionfo al degrado ,Il Mulino, Bologna, 2008, p. 513

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Barbon Di Marco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Cesare La Mantia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

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