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La rivincita della nostalgia: l'identità visiva di Fiat 500, 1992-2007

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attraverso un assemblaggio di segni che si riferiscono anzitutto, ma mai esclusivamente, 
alla percezione visiva”. Dunque 
“identità come progetto,  come coerenza nella prassi,  come riconoscimento sicuro di 
attributi (di forma, di contenuto) caratterizzanti. Identità oltre le differenze riscontrabili 
sul piano della manifestazione, oltre la contraddittorietà eventuale delle fgure che la 
supportano,  come  schema  di  rappresentazione  che  consenta  all’osservatore  di 
raffgurare  in  modo  coeso  le  istruzioni  cognitive  fornite  dal  testo”   (Ceriani, 
introduzione all’edizione italiana, Floch 1995, p.p. 15).  
Al di là delle differenze riscontrabili sul  piano della manifestazione, l’identità visiva si 
caratterizza per la compresenza di tratti invarianti e di tratti variabili che nel caso specifco 
della  marca  ne  consentono  l’adattamento  ai  diversi  prodotti,  nella  nostra  particolare 
ricerca  il  “prodotto”  500.  Come  ben  esemplifcato  da  Floch  attraverso  il  saggio  “Due 
gemelli così diversi, così simili. L’identità secondo Waterman” (Floch 1995, p.p. 32-59), in 
tale compresenza di tratti invarianti e variabili si rinviene l’infusso di Paul Ricoeur e della 
sua opposizione fra l’idem e l’ipse, cioè fra identità come idem opposta alla mutevolezza, e 
intesa pertanto come carattere permanente,  sedimentazione e  perpetuazione;  e  identità 
come ipse svincolata invece da quest’idea di permanenza nel tempo. Dunque un’identità 
data dalla medietà specifca tra il polo del carattere e il polo del mantenersi, o anche tra  
permanenza e trasformazione,  stabilità e dinamismo, movimento incessante tra vecchie 
permanenze e nuove occorrenze.
Ogni identità può dunque essere considerata contemporaneamente come una differenza e 
una permanenza: rispettivamente la prima intesa come sicurezza del riconoscimento e del 
raggiungimento dell’obiettivo dell’impresa attraverso la continua innovazione dei prodotti 
e delle forme per comunicarli,  mentre la seconda viene concepita come la certezza del 
perdurare dei valori industriali, economici e sociali dell’azienda. 
L’identità va però tenuta distinta dall’identifcazione: quest’ultima è l’attività parallela del 
soggetto ricevente, l’enunciatario, orientata in senso inverso e che, attraverso la sua opera 
interpretativa, può accogliere o respingere la proposta persuasiva dell’enunciatore; ma, “al 
di  là  del  nucleo  centrale  identità/identifcazione,  appare  fondamentale  la  nozione  di 
«percorso»,  di  connessione,  di  concatenazione,  infne  di  dialettica  tra  permanenza  e 
innovazione,  tra  continuità e discontinuità,  tra etica ed estetica” (Ceriani,  introduzione 
all’edizione italiana Floch, 1995, p. 16). Ciò detto, “il contratto” gestito dalla nozione di 
identità consisterebbe dunque in un doppio programma di regolazione:
•  interna:  tra  type e  token,  tratti  invarianti  e  tratti  variabili,  dinamica  che  impone di 
sorvegliare le soglie della saturazione reciproca;
•  esterna:  tra  enunciato e  ricevente,  là  dove la  rappresentazione è  anche un fascio  di  
istruzioni date al fne di permettere un reperimento facile e non contraddittorio di valori, 
ad esempio, di marca” (Ceriani, introduzione all’edizione italiana, Floch 1995, p. 15).
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Informazioni tesi

  Autore: Simone De Angelis
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Isabella Pezzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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