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La testa indipendente. Movimenti sociali urbani e centri sociali autogestiti

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Anteprima della tesi: La testa indipendente. Movimenti sociali urbani e centri sociali autogestiti, Pagina 4
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In Della Porta, Diani7 possiamo leggere: “Riducendo i fenomeni collettivi alla 
sommatoria di comportamenti individuali, teorie di derivazione psicologica definivano 
i movimenti sociali come manifestazione irriflessa dei sentimenti di privazione, 
sperimentati dagli attori nei confronti di altri soggetti sociali, e dei sentimenti di 
aggressione derivanti dalla frustrazione di aspettative diffuse. (...) L’ipotesi che a 
situazioni di frustrazione, sradicamento, privazione e crisi sociale seguano 
automaticamente delle rivolte, riduce queste ultime ad aggregazioni di 
comportamenti individuali. Questa prospettiva ignora inoltre l’importanza delle 
dinamiche attraverso le quali sentimenti sperimentati a livello individuale (micro) 
danno vita a fenomeni (macro) come i movimenti sociali o le rivoluzioni.”  
Un’ ulteriore critica mossa all’approccio del collective behaviour riguarda l’incapacità 
di riconoscere l’importanza della dimensione strategica dell’azione collettiva per 
focalizzarsi maggiormente sulle dinamiche impreviste, e la limitatezza della 
descrizione della realtà senza dedicare grande attenzione alle fonti strutturali dei 
conflitti che compongono i movimenti. 8 
 
A questa corrente se ne affiancano altre, come il filone conservatore europeo che 
alla fine del XIX sec si occupa della folla. Sono le analisi di Le Bon a proporre  
un’immagine irrazionale e caotica delle folle, nelle quali le capacità individuali e la 
razionalità vengono schiacciate dalla suggestione collettiva. Le Bon in particolare 
analizzò il comportamento delle masse utilizzando i concetti di contagio e 
suggestione per spiegare i meccanismi della folla  che portano all'emergere 
dell'emotività, dell'istintualità e dell'inconscio altrimenti repressi negli individui dal 
controllo sociale ordinario. Nella sua teoria, che sarà ripresa da Tarde, da Freud e 
altri, il nocciolo della questione rimane  l’ influenza sociale della folla come 
esaltazione ed esplosione dell'inconscio e dell'irrazionalità.9  
Questa teoria, intesa in termini negativi poichè attribuisce alla folla un’egemonia tale 
da tenere soggiogati gli individui influenzandoli, dunque ritiene le folle facilmente 
manipolabili e suggestionabili da minoranze di agitatori in grado anche di incitare gli 
individui alla violenza. 
                                                          
7
 D.Della Porta, M.Diani, I movimenti sociali, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1997, pag. 17  
8
 Ivi, pag. 20 
9
 http://biografie.studenti.it/biografia.htm?BioID=1751&biografia=Gustave+Le+Bon . Nato a Nogent-le-Rotrou 
il 7 maggio 1841, lo psicologo sociale e sociologo Gustave Le Bon è noto particolarmente per la sua opera "La 
psicologia delle folle" nella quale indaga il comportamento delle masse. 

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Informazioni tesi

  Autore: Judith Mongiello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Alfredo Alietti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

FAQ

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