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La Torre di Babele tra mito, arte e storia

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Anteprima della tesi: La Torre di Babele tra mito, arte e storia, Pagina 6
7 
 
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greco chiama “Torre di Zeus-Belo”, si praticava la ierogamia, l’unione sessuale tra il dio e la sua 
paredra, incarnati nelle figure del sovrano e della somma sacerdotessa, antichissimo rituale magico 
di fertilità e rinascita stagionale celebrato in concomitanza con le festività del Capodanno 
babilonese
16
. L’accoppiamento sacro ricreava il mitico matrimonio primordiale tra il dio della 
vegetazione Dumuzi e la dea Inanna-Ishtar. Tale rito affonda le sue radici in tempi lontanissimi, 
probabilmente legato a culture matrifocali precedenti
17
. Così è ipotizzabile affidandosi ad alcuni passi 
del “Poema della Creazione” dove tra le righe si può cogliere lo scontro tra due civiltà, rappresentate 
da Marduk, il vendicatore, e Tiamat, “la Madre che ci ha dato i natali, a cui nessun dio può 
opporsi…
18
”.  
Quanto alla ziqqurat Etemenanki la sua esistenza è già attestata in età paleo-babilonese (1800-1600 
a.C.) da una citazione del re Hammurabi (1792-1749 a.C.) nel Prologo del Codice celeberrimo: “A 
Babilonia … il tempio le cui fondamenta sono solide come quelle del cielo e della terra”
19
, espressione 
che ci ricorda da vicino l’epiteto con cui si soleva nominare la Torre in età neobabilonese (629-539 
a.C.).  La prima testimonianza di Babilonia e del suo tempio risale addirittura alla I Dinastia di Ur 
(2500 a.C.) presente in un frammento in calcare in cui la città viene chiamata in accadico “Barbar” o 
“Babbal” da cui deriverà verosimilmente “Bab-ilim”. Essa non gode ancora dello status di capitale 
ma si tratta di un semplice centro provinciale, ruolo che manterrà anche sotto l’impero accadico 
successivo (2334-2154 a.C.). Solo con Hammurabi, il re legislatore, da considerarsi il vero fondatore 
di Babilonia, la città diviene la capitale dell’intera Mesopotamia, il cuore politico, religioso, 
economico di un impero cosmopolita mai visto prima.  La Babilonia di Hammurabi è sconosciuta a 
livello archeologico, tuttavia sono sopravvissuti fortuitamente documenti artistici e letterari grazie al 
saccheggio subìto, nel corso del XII secolo a.C., da parte di un re elamita proveniente dall’Iran che 
portò a Susa come trofei di guerra molti capolavori dell’arte del tempo. Proprio a Susa venne scoperta 
la famosa stele con il Codice di Hammurabi dall’archeologo francese Jacque De Morgan nel 1908. 
Le indagini archeologiche e una corretta decifrazione di fonti documentarie babilonesi e classiche 
hanno invece permesso di ricostruire con più chiarezza la Babilonia di Nabucodonosor II, il secondo 
re caldeo della dinastia neobabilonese (629-539), il sovrano maledetto dagli autori della Bibbia per 
aver distrutto il tempio di Gerusalemme nel 587 a.C. e aver deportato il popolo ebraico a Babilonia 
ponendo fine al regno di Giuda. Sotto il suo regno la città raggiunge uno splendore e uno sviluppo 
architettonico, economico e demografico tali da essere paragonata ai fasti della Babilonia di 
                                                 
16
 P. Brusasco, Babilonia. All’origine del mito, Milano, 2012, pp. 115-151. 
17
 P. Brusasco, ivi, p. 251; J. Vicari, La Torre di Babele, Roma, 2001, pp. 64-65. 
18
 E. A. Wallis Budge, Leggende Babilonesi della creazione, e-book.  
19
 P. Brusasco, op. cit., p. 97.

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La Torre di Babele tra mito, arte e storia

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Informazioni tesi

  Autore: Erika Morici
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Barbara Ghelfi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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