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La Valutazione d'Impatto Ambientale dopo il d.lgs. 4/2008 - Un nuovo tentativo di armonizzare sviluppo economico e tutela ambientale

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La posizione consolidata del giudice comunitario talvolta non pare essere totalmente 
condivisa dagli organi di giustizia nazionali. In tal senso depone la pronuncia della Sezione 
IV del Consiglio di Stato del 10 maggio 2004, n. 2883 che afferma: “La direttiva 
comunitaria n.85/337, come modificata dalla direttiva 97/11, disciplina, all’art.4, l’istituto 
della valutazione di impatto ambientale, distinguendo i progetti, elencati nell’allegato I, che 
vi devono essere sottoposti da quelli, elencati nell’allegato II, per i quali viene demandata 
agli Stati membri la determinazione dei criteri e dei presupposti che rendono obbligatorio il 
rispetto della relativa procedura. 
La direttiva si compone, dunque, di due tipi di prescrizioni: una, immediatamente 
precettiva e vincolante,… per i progetti indicati nel I allegato…; l’altra, contenuta nel 
comma 2 dell’art.4, che si limita a riservare alla valutazione discrezionale degli Stati 
membri la determinazione delle caratteristiche delle opere elencate nell’allegato II.”  
Per questo secondo tipo di opere quindi “non risulta configurabile un’efficacia diretta ed 
immediata della direttiva”. Seppur questa conclusione derivi da un’attenta analisi 
dell’istituto si pone in palese contrasto con l’orientamento della Corte di Giustizia che 
riconosce efficacia diretta alla totalità delle disposizioni delle direttive.  
La contrapposizione è evidente anche rispetto alle sentenze 170/1984 e 389/1989 della Corte 
Costituzionale, nelle quali viene stabilito che tutti i soggetti competenti nel nostro 
ordinamento a dare esecuzione alle leggi (e agli atti aventi forza di legge) , quindi tanto gli 
organi giurisdizionali quanto quelli amministrativi, sono giuridicamente tenuti a disapplicare 
le norme interne incompatibili con le norme comunitarie immediatamente applicabili.   
Queste sentenze determinano una svolta in relazione al previgente orientamento della stessa 
Corte che nella sent. 232/75 affermava la propria potestà esclusiva di giudicare sulla 
compatibilità delle norme interne rispetto al diritto comunitario, in forza dell’art. 11 Cost. 
Quindi sarebbe auspicabile un ruolo meramente ricettivo dei principi stabiliti dalla Corte di 
Giustizia, anche da parte del supremo giudice amministrativo, a tutto vantaggio della 
certezza dei rapporti tra gli ordinamenti (comunitario e nazionale) e a beneficio di chi applica 
il diritto. Il Consiglio di Stato tuttavia fatica ancora a tollerare questa limitazione della 
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Informazioni tesi

  Autore: Carlo De Simone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luciano Vandelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 146

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