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Le azioni positive a tutela della posizione della donna nel mondo del lavoro

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Anteprima della tesi: Le azioni positive a tutela della posizione della donna nel mondo del lavoro, Pagina 5
ordinamento la disciplina della parità di trattamento fra uomo e donna in 
materia di lavoro, sancendo il divieto di discriminazione per sesso.
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 La medesima linea di politica del diritto è stata completata e 
rafforzata, con nuove regole processuali e sanzionatorie, dalla legge 125 
del 1991, che si fa carico di un obiettivo assai ambizioso quale la 
promozione dell’uguaglianza sostanziale attraverso lo strumento della 
azioni positive a favore della donne. 
 A riguardo è importante sottolineare come hanno esercitato 
un’influenza profondissima sull’evoluzione del nostro ordinamento le 
fonti comunitarie e la stessa  giurisprudenza della Corte di giustizia. 
                                                 
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17/10/1989 Corte giustizia CE La specificità del lavoro femminile La logica paritaria 
Discriminazioni indirette ed eguaglianza sostanziale. La direttiva n. 75/117 del 
consiglio, del 10 febbraio 1975, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli 
Stati membri relative all'applicazione del principio della parità salariale tra lavoratori e 
lavoratrici deve essere interpretata nel modo seguente: - ove un'impresa applichi un 
sistema retributivo caratterizzato da totale mancanza di trasparenza, e qualora la 
lavoratrice sia in grado di dimostrare che, prendendo in considerazione un numero 
relativamente importante di dipendenti, la retribuzione media delle lavoratrici risulta 
inferiore a quella dei lavoratori, l'imprenditore ha l'onere di provare che il sistema 
retributivo non è discriminatorio; - ove risulti che dall'applicazione di criteri di 
maggiorazione della retribuzione quali la flessibilità, la formazione professionale o 
l'anzianità del lavoratore, derivano conseguenze sistematicamente sfavorevoli alle 
lavoratrici; a) l'imprenditore può giustificare il ricorso al criterio della flessibilità, se 
questa è intesa come adattabilità ad orari e luoghi di lavoro variabili, dimostrando che 
tale adottabilità riveste importanza per l'esecuzione delle mansioni specifiche che sono 
attribuite al lavoratore; non può invece giustificare il ricorso al criterio della flessibilità 
se questo è inteso come riferito alla qualità del lavoro svolto dal lavoratore; (b) 
l'imprenditore può giustificare il ricorso al criterio della formazione professionale 
dimostrando che la formazione riveste importanza per l'esecuzione delle specifiche 
mansioni assegnate al lavoratore; c) l'imprenditore non è tenuto a dare specifica 
giustificazione del ricorso al criterio dell'anzianità. (Corte giustizia CE, 17 ottobre 1989, 
n. 109). Federazione impiegati commercio c. Impresa Danfoss. Riv. it. dir. lav. 1990, 
II,775 (nota). Dir. lav. 1990, II,286 (nota) 
 
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Consorti
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Arturo Maresca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

FAQ

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