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Le destre italiane e il piano Marshall

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Anteprima della tesi: Le destre italiane e il piano Marshall, Pagina 3
  
determinazione dell’assetto del potere territoriale entro la massa continentale eurasiatica (non senza 
la facoltà di concorrere indirettamente al controllo di più vasti equilibri sistemici)”.  (1) 
In effetti, il tema delle sfere d’influenza non compare se non di sfuggita nei verbali e nei 
documenti della Conferenza di Yalta. Di ciò si era parlato, è vero, durante l’incontro tra Churchill e 
Stalin dell’ottobre ’44 a Mosca (gli interessi sovietici avrebbero dovuto prevalere per il 90% in 
Romania e per il 75% in Bulgaria , quelli britannici al 90% in Grecia, mentre per l’Ungheria e per la 
Jugoslavia vi sarebbe stata una compartecipazione al 50%) e lo stesso Stalin  ne aveva manifestato 
al leader comunista jugoslavo Gilas la propria interpretazione  (all’interno della sfera d’influenza il 
paese controllante aveva la facoltà di estendere il proprio sistema sociale al paese controllato). Ma 
la Casa Bianca si impegnò per superare questi potenziali ostacoli al proprio disegno universalistico.  
Non solo Roosevelt non partecipò ai colloqui di Mosca, limitandosi ad inviare un proprio 
osservatore e un telegramma che precisava il preventivo disimpegno  degli USA rispetto  agli 
eventuali punti di vista espressi da Churchill, ma a Yalta lavorò al raggiungimento di un’importante 
intesa che sconfessò   quanto concordato nell’autunno precedente nella capitale sovietica:  la 
“Dichiarazione sull’Europa liberata”. Questo documento che fu aggiunto ai comunicati e ai 
protocolli finali, menzionava l’impegno degli Stati Uniti della Gran Bretagna e dell’Unione 
Sovietica a coordinare la loro politica “ […] sull’assistenza da portare ai popoli dell’Europa liberata 
dalla dominazione della Germania nazista e ai popoli già satelliti dell’Asse”, aiutandoli a “[…] 
risolvere democraticamente i loro problemi politici ed economici” e a “[…] stabilire autorità 
governative provvisorie in cui siano largamente rappresentati tutti gli elementi democratici della 
popolazione e che si impegnino a creare al più presto, attraverso libere elezioni, governi 
responsabili davanti alla volontà popolare”. (2) 
La “Dichiarazione sull’Europa liberata”, era espressione di un universalismo democratico che 
guardava anche al di là dell’Europa stessa e si fondava su idee di riforma che non si limitavano 
all’aspetto giuridico–formale della democrazia. Roosevelt pensava a una vera e propria 
internazionalizzazione del New Deal (quella formula  politica ed economica, cioè, attraverso la 
quale egli era riuscito, nel corso degli anni ’30, a risollevare le sorti del suo paese, negativamente 
segnate dalla crisi economica del 1929 al momento della sua ascesa politica).  “Lo Stato con 
Roosevelt – osserva Salvadori – diventò il mediatore  istituzionale del rapporti fra le classi sociali; e 
in quest’opera di  mediazione acquistò potenti strumenti di controllo anche economico.” (3) 
All’interno del paese, in breve,  il New Deal si era concretizzato  in una serie di provvedimenti 
legislativi e amministrativi che riguardarono: l’abbandono della base aurea del dollaro nel ’33 e la 
riduzione del suo valore fino al cinquanta per cento; misure a sostegno dell’agricoltura (riduzione 

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Informazioni tesi

  Autore: Vito Verdecchia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: R. D'agata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 165

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