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Le discriminazioni sui luoghi di lavoro dopo il D.Lgs. 216/2003

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Anteprima della tesi: Le discriminazioni sui luoghi di lavoro dopo il D.Lgs. 216/2003, Pagina 12
assurda ritenuta superfluità del recepimento, sul rilievo che le misure stesse sono già 
previste all’interno del nostro ordinamento giuridico. Ma si evidenzierà nella parte 
seconda di questa trattazione, con specifico riguardo ai vari ambiti di applicazione 
della presente normativa, come la legislazione preesistente, se pure ha adottato azioni 
positive specifiche, non ha saputo individuare le priorità sussistenti nel giusto ordine 
di intervento, cosicché a poco è valso tutto sommato l’”impegno governativo” nel 
corso del tempo. In realtà si sarebbe più propensi a sostenere come alcune scelte, 
come quella del mancato recepimento della direttiva comunitaria in materia di azioni 
positive e di misure specifiche, siano da ravvisarsi nell’esplicita volontà del governo 
di non gravare di ulteriori oneri aggiuntivi il bilancio dello Stato. Ci si chiede dunque 
a cosa serve una normativa che si preoccupa di “ampliare l’area dei divieti”, senza 
predisporre concrete misure per far sì che tali divieti siano effettivamente operanti; 
sembra sinceramente sterile ribadire un principio di pura uguaglianza formale, per lo 
più già posto in essere nel corso del tempo, soprattutto in virtù dei piccoli passi avanti 
compiuti, pur tra varie perplessità, dalle specifiche normative preesistenti. Un ritorno 
al passato, ai tempi in cui furono emanate le prime leggi di pura tutela e parità che 
segnavano l’inizio di un cammino tutto in salita per la conquista di pari opportunità 
nel mondo del lavoro. 
Nell’articolo 2 del decreto troviamo illustrate le forme di discriminazione, anche se in 
termini molto vaghi. 
In primis, al comma 1 lett.a, la nozione di discriminazione diretta, che si verifica 
quando a causa delle menzionate caratteristiche tipizzate «una persona è trattata meno 
favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe stata trattata un’altra in una 
situazione analoga». Definizioni per principi generali, adottate anche dalla direttiva 
europea, che rivelano la fiducia riposta dal legislatore nazionale nell’opera di 
selezione, operata in particolar modo dai giudici, delle fattispecie suscettibili di essere 
ricondotte nell’ambito della categoria generale, senza dunque temere il rischio di 
paventare controindicazioni ipoteticamente incentrate su giudizi altamente liberi, se 
non arbitrari, in quanto svincolati da una norma di riferimento dettagliata. Il problema 
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Informazioni tesi

  Autore: Antonia Spinelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Gaetano Veneto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 396

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