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Le patologie turistiche: il turismo sessuale

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Anteprima della tesi: Le patologie turistiche: il turismo sessuale, Pagina 6
I destinatari di questi viaggi-privilegio erano maschi, bianchi e aristocratici. L'obiettivo era quello di 
formare culturalmente i  giovani rampolli,  futura classe dirigente una volta rientrata  in patria al 
termine di questo viaggio della durata dai 3 ai 4 anni. Durante il percorso il giovane studente era 
seguito da uno o più tutori che dovevano curarne l'apprendimento culturale e scegliere i vari maestri 
nelle città in cui soggiornavano pe diversi mesi.
Gli itinerari dell'aristocrazia continentale differivano in parte da quelli inglesi, ma tappa obbligata 
per tutti era l'Italia, culla "di civiltà urbana progredita e creatrice" (De Seta. 1982)
Nel Settecento, anche quando ormai l'aura di sacralità artistica e culturale dell'Italia era svanita, il  
nostro  paese  conquistò  il  primo posto  nelle  preferenze  dei  grantouristi,  adattandosi  alla  nuova 
sensibilità che il Grand Tour aveva assunto, cioè quello paesaggistico e naturalistico. Con questa 
nuova modalità di viaggio, la caratteristica del viaggio culturale perse il suo peso iniziale, in favore 
dello svago. Questa trasformazione apportò delle modifiche organizzative: ad esempio, la sua durata 
si ridusse tanto che all'inizio dell'Ottocento difficilmente superava i quattro mesi, e anchè l'età dei 
fruitori passò dalla fascia di 20-30 anni a quella di 30-40 anni. Inizialmente a viaggiare erano solo 
aristocratici, poi vennero affiancati dall'alta borghesia ed in fine da artisti e filosofi e rappresentanti 
delle "middle class".
Nel corso dell'Ottocento il Grand Tour passò di moda, diventando l'esotismo e l'erotismo del Sole 
un richiamo irresistibile.
3.2 - Il Gran Tour ufficioso
Un aspetto"sottaciuto" per lungo tempo del viaggio di formazione è l'esperienza del viaggio come 
rito di passaggio esplicitamente sessuale, dove le donne incontrate lungo il tragitto diventavano dei 
suovenir da collezionare. Ovviamente tutto questo era riservato agli individui di sesso maschile: la 
donna semplicemente non ne aveva bisogno, "la sua istruzione non doveva spingerla in nessun altro 
luogo che non fosse quello a lei più adatto", cioè l'ambiente domestico (Forcyde. 1766).
Ian Littlewood, docente presso l'Università del Sussex, dopo innumerevoli studi compiuti attraverso 
il reperimento e la minuziosa analisi di lettere, diari di viaggio e memorie, ha riportato alla luce del 
giorno ciò che era stato abilmente messo in ombra, cioè parte delle motivazioni che spingevano i 
grantouristi a lasciare per anni la propria patria.
I viaggiatori narrano il lato culturale, celando quello passionale, descrivono le collezioni d'opere e 
le visite a chiese, tralasciando le tappe ai famosi bordelli e gli amori con le cortigiane. Tracce di 
questi documenti o confessioni, venivano distrutte da parenti o amici, per salvaguardare il buon 
nome del futuro esponente della classe aristocratica. Questo aspetto non è certamente secondario 
alla motivazione dell'istruzione.
Ritroviamo ad ogni modo numerose testimonianze sul legame grantour-sesso, come rivela: Mary 
Wortley Montagu:  "i  viaggiatori  ricordano  solo  i  luoghi  in  cui  hanno incontrato  belle  donne"; 
mentre il tutore dell'ottavo duca di Hamilton sottolineava in una lettera le difficoltà di controllare il 
suo protetto, tutto dedito a soddisfare ogni suo vizio.
La pratica del Grand Tour aveva tra i letterati e gli esponenti della società numerosi sostenitori, ma 
riceveva anche profonde critiche per le sue pratiche non sempre affini con l'austera moralità inglese. 
Lassels, nel suo "viaggio in Italia", sosteneva che molti viaggiatori tendevano a recarsi in Italia 
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Informazioni tesi

  Autore: Naciketa Tiwary
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia dei Mercati e dei Sistemi Turistici
  Relatore: Lorenzo Zirulia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

FAQ

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