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Le tre "età" di Francis Poulenc

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Anteprima della tesi: Le tre "età" di Francis Poulenc, Pagina 3
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In questa nuova società dal carattere utilitaristico, l'intellettuale diventa un dandy e un bohémien, 
esibendo la propria inutilità sociale sia in una vita alto-borghese dei salotti, sia in una vita da bohème, 
desolata e spesso affamata. Ha una concezione 'estetica' della vita, ovvero ricerca il bello e l'opera 
d'arte in ogni piega della quotidianità, riportando in luce il concetto ellenistico di bellezza, nelle arti 
musicali e figurative. 
In campo musicale, verso la fine dell'800 nascono i conservatorii di Pietroburgo (fondato nel 1862), 
di New York e Buenos Aires; la Francia si arricchisce di nuove istituzioni, private e pubbliche che 
attraggono nuovi studenti francesi e stranieri, come la Schola Cantorum o l’Ecole normale de musique, 
nata nel 1918. In Europa e in tutto il resto del mondo fioriscono le organizzazioni di concerto e i teatri 
d'opera: in Francia e in Italia le orchestre sinfoniche emulano le più rinomate istituzioni tedesche e, 
in compenso, le opere italiane e francesi vengono esportate ovunque, fuori dai confini europei. 
Anche l'editoria musicale, con la nascita della nuova legislazione sui diritti d'autore (1862 in Italia) 
ebbe un'importante ruolo in questa crescita omogenea complessiva. 
Dal punto di vista del repertorio, la fine del secolo vede l'egemonia della tradizione tedesca (con il 
wagnerismo in prima linea) e di quella operistica italiana. Ma il nuovo sentimento di rottura con la 
tradizione prende vita anche in ambito musicale, partendo proprio dalla Francia, o meglio da Parigi, 
con Debussy, colui il quale riuscì a trasferire nella sua opera musicale, i forti stimoli che provenivano 
dal campo della letteratura e delle arti figurative a lui contemporanee, distaccandosi, di fatto da  molti 
elementi musicali tradizionali occidentali e aprendo la strada alle cosiddette avanguardie, ovvero vere 
e proprie 'battaglie' culturali portate avanti nel nome della più assoluta creatività dello spirito, contro 
la grossolanità borghese, la tradizione e il perbenismo del pubblico. 
L'inizio del ventesimo secolo vide infatti un'importante contaminazione tra varie realtà musicali, 
laddove vi erano stati, fino a quel momento, marcati confini: dall'intromissione negli ambienti della 
musica colta dei valzer viennesi, alle operette, a carattere sempre più 'spensierato' di Parigi e Vienna 
di fine Ottocento, fino ad arrivare a nuove forme di intrattenimento nelle quali la musica era solo uno 
tra i tanti ingredienti dello spettacolo: i cabaret e i caffé-concerto, tipici di Parigi e Londra, con una 
lunga tradizione alle spalle, o il music-hall inglese e poi americano. E proprio dall'America giunse, 
col nuovo secolo, il jazz: work-songs, blues, ragtime. 
Anche la musica, quindi, così come la società, aveva rivelato – mediante la contaminazione, lo 
sperimentalismo delle avanguardie, il rifiuto delle istituzioni ufficiali – quanto illusorie fossero le 
'sorti progressive' della civiltà europea occidentale.

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Le tre "età" di Francis Poulenc

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Informazioni tesi

  Autore: Simona Mariotti
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Conservatorio statale G.Nicolini Piacenza
  Facoltà: Musica da camera
  Corso: clarinetto
  Relatore: Mariateresa Dellaborra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

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