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Libertà virtuali. L'ascesa del free roaming

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Anteprima della tesi: Libertà virtuali. L'ascesa del free roaming, Pagina 6
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L‘errore è evidente in quanto non si tiene conto di tutti quei giochi, detti d‘azzardo, il 
cui unico fine è l‘arricchimento.   L‘opera dimentica anche l‘esistenza di quei giochi, 
privi di regole, frutto spesso della fantasia del bambino, che utilizza il proprio 
giocattolo come meglio crede. Bisogna quindi andare oltre Huizinga, per giungere al 
1953, anno in cui Wittgenstein scrive le sue Ricerche Filosofiche. L‘autore risolve  
l‘impasse con un semplice esempio: 
 
Possiamo immaginare facilmente delle persone che si divertono in un campo 
giocando con una palla a diversi giochi, molti dei quali senza completarli, e nel 
mezzo lanciare la palla senza scopo in aria, inseguendosi l‘un l‘altro con la palla e 
colpendosi fra loro per gioco e così via. Ora qualcuno dirà: per tutto il tempo che 
hanno giocato con la palla hanno seguito delle regole stabilite ad ogni lancio. E 
non c‘è la possibilità che noi giochiamo e creiamo le regole mentre il gioco 
procede?2 
 
La possibilità di formulare le regole in ―tempo reale‖ equivale a non averne di 
predeterminate, e allo stesso modo si potrebbe pensare che il bambino modifichi 
continuamente le proprie. 
Il testo raggruppa numerosi pensieri in gran parte dedicati al linguaggio. Il gioco si 
presenta non appena serve a chiarire alcuni elementi cardine dell‘argomento 
principale. In particolare, Wittgenstein aggiunge alla categoria i giochi linguistici, 
come quelli che aiutano il bambino ad imparare il nome degli oggetti che gli sono stati 
indicati. Il filosofo però è cosciente del rischio di formulare una definizione generica 
del termine, preferendo parlare di elementi somiglianti tra un‘attività ludica ed 
un‘altra. Se si vuole proprio definire il gioco, è d‘obbligo includere nella sua 
formulazione le categorie incluse, o viceversa, elencare le eccezioni, che 
inevitabilmente ci saranno.  
Roger Caillois, al contrario di Wittgenstein, non teme di partorire coraggiose 
definizioni, e attua una classificazione dei giochi. Malgrado riconosca in Huizinga un 
precursore delle riflessioni sull‘argomento, lo studioso non può far altro che criticare 
le sue asserzioni, evidenziandone i limiti. Nel secondo capitolo della sua opera3, 
Caillois espone quelle che dovrebbero essere le qualità peculiari di un gioco: il 
divertimento, la separazione (in uno spazio e in un tempo determinati), l‘incertezza (di 
                                                 
2
 L.Wittgenstein, Ricerche Filosofiche, Einaudi, Torino, 1967. 
3
 R.Callois, I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, Bompiani, Milano, 1995. 

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Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Nasisi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Studi Storici, Critici e Teorici sul Cinema e gli Audiovisivi
  Relatore: Enrico Menduni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

FAQ

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giochi di ruolo
gioco
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