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Livio e i mores della fondazione

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10 Secondo queste tesi, bisognerebbe interpretare la storiografia liviana in relazione all’ideologia stessa del principato di Augusto, come per esempio sostiene Petersen 22 , ritenendo dunque che Livio non fosse tout court un propagandista e panegirista dei progetti del princeps. Dunque quando Livio si accinse, alcuni anni dopo il definitivo consolidamento del potere di Ottaviano, intorno al 27 a.C., a scrivere a primordio la storia del popolo romano, erano mutati con l’avvento del principato non solo la situazione politica e sociale in cui egli era venuto a trovarsi, ma anche il ruolo stesso del letterato, la sua collocazione all’interno della civitas romana. Nel periodo compreso tra il 44 e il 29 a.C. Roma era passata da una costituzione repubblicana al principato, perdendo l’antica libertas, la quale si attuava attraverso la partecipazione diretta del singolo cittadino alla vita politica della propria città, sebbene il principe pensasse di imporre un nuovo ordine recuperando le antiche istituzioni. L’opera liviana fornisce certo testimonianza di quel periodo storico nel quale l’autore, come tanti altri, avrebbe operato per un unico obiettivo, ossia celebrare la grandezza di Roma, la fine delle guerre civili, l’inizio di una nuova aetas, all’interno della quale collocare il risanamento degli antichi costumi, i mores, del popolo romano. La vittoria di Azio del 31 a.C. e la conquista dell’Egitto del 29 a.C. segnarono dunque l’inizio di una nuova epoca, e di questo ebbero chiara percezione gli intellettuali del tempo, dai quali il sentimento di essere entrati in un’epoca di pace, identificata nel ritorno alla mitica età dell’oro, fu manifestato sinceramente, come hanno notato alcuni studiosi 23 . Il maggior merito di questa nuova condizione sembra essere stato quello di avere assicurato la pace, e di certo la pax Augusti sarebbe diventata uno dei motivi fondamentali della nuova ideologia. Tali avvenimenti, nonché l’esistenza di un’opinione pubblica che esprimeva favore nei confronti del principato augusteo, fornendogli sostegno e accogliendone le direttive ideologiche e politiche, non sono altro che ‹‹l’humus storico-politica da cui germogliò gran parte della produzione letteraria dell’epoca›› 24 . Importanti studi condotti su Orazio, Virgilio e Properzio con criteri di rigoroso storicismo hanno evidenziato le diverse reazioni dei grandi poeti augustei di fronte all’ideologia del potere: si tratta, in buona sostanza, di atteggiamenti che oscillano tra un consenso spontaneo e uno ottenuto con la forza, per poi passare a una difficile ‹‹integrazione›› 25 . 22 Si veda quanto sostenuto da PETERSEN 1961. 23 Per i rapporti tra i letterati del tempo e l’ideologia del principato augusteo si rimanda a CANALI 1975. Sul tema inoltre si vedano LA PENNA 1963 e MARCHESE 2010 in merito all’attività di Orazio; PICONE 1973 e 1989 per quanto riguarda le opere virgiliane; LA PENNA 1977 per Properzio. 24 Così C. Moreschini in SCANDOLA 1994 7 , p. 93. 25 Secondo l’espressione di LA PENNA 1977.
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Livio e i mores della fondazione

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Informazioni tesi

  Autore: Marthia Caleca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Rosa Rita Marchese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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Parole chiave

letteratura latina
storia di roma
livio
mos maiorum
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instituta

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