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Lo ius novorum in appello

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Anteprima della tesi: Lo ius novorum in appello, Pagina 1
INTRODUZIONE 
Quello dello ius novorum in appello è uno dei temi che più ha animato il dibattito all’interno della 
dottrina e della giurisprudenza, dalla vigenza del c.p.c. del 1865 fino ai giorni nostri, con frequenti 
cambiamenti di disciplina, in corrispondenza di altrettante modifiche del codice di rito. Questa 
pendolarità della disciplina dei nova in appello mette in evidenza come si tratti di uno dei problemi che 
implicano importanti scelte sul piano dei valori di fondo e che si considerano sottesi alla funzione 
stessa del processo civile. In estrema sintesi, la questione che sta alla base dello ius novorum in appello 
consiste nell’ammettere o meno, e a quali condizioni, l’ampliamento del thema decidendum e del thema 
probandum nel processo di impugnazione, rispetto al giudizio di prima istanza. Lo scopo della tesi è 
quello di evidenziare dapprima l’evoluzione storica della disciplina dell’istituto e, in un secondo 
momento, di analizzare nello specifico l’interpretazione data attualmente all’art. 345 c.p.c. all’interno 
della dottrina e della giurisprudenza. Come punto di partenza della trattazione è stato scelto il codice di 
procedura civile del 1865 e sono state individuate le questioni interpretative che avevano ad oggetto 
l’art. 490, che disciplinava, appunto, lo ius novorum in appello. 
Il secondo capitolo ha ad oggetto la nuova veste che ha assunto il problema dei nova in appello con il 
nuovo codice di rito del 1940 e le modifiche apportate all’art. 345 c.p.c., con l’inversione di rotta messa 
in atto dalla Novella del 1950. Viene inoltre analizzata la disciplina dei nova in appello nell’ambito del 
processo del lavoro, in quanto la nuova formulazione, ma soprattutto l’interpretazione, dell’art. 437 
c.p.c., ha avuto notevole influenza anche sulla nuova previsione relativa al rito ordinario e 
sull’interpretazione che ne è stata data dalla dottrina e dalla giurisprudenza. 
La seconda parte della tesi affronta la questione dello ius novorum disciplinato dall’art. 345 c.p.c., così 
come modificato con la riforma del 1990, e si articola in due capitoli, di cui il primo si occupa delle 
nuove eccezioni proponibili in appello, mentre il secondo fa il punto sulla possibilità che nel giudizio di 
secondo grado trovino ingresso nuovi mezzi di prova. Come si potrà notare, nella trattazione del tema 
dello ius novorum si è compiuta una precisa scelta delle problematiche da trattare: si è deciso di 
concentrare l’attenzione su quanto disposto dagli ultimi due commi dell’art. 345 c.p.c., tralasciando la 
questione dell’inammissibilità delle nuove domande in appello (salvo un breve approccio al tema sotto 
la vigenza del c.p.c. del 1865, poiché era sulle nuove domande che si concentrava la quasi totalità delle 
questioni interpretative, vista la pacifica ammissibilità in appello di nuove eccezioni e nuove prove). 
Il diverso grado di apertura dell’appello alle nuove eccezioni e alle nuove istanze istruttorie va ad 
incidere sul carattere del giudizio di secondo grado, che passa da un novum iudicium, che continua 
l’esame della controversia intrapreso in primo grado, ad una revisio prioris instantiae, che si avvicina 
al giudizio di legittimità della Corte di Cassazione. Naturalmente il divieto dei nova non può da solo 
contribuire a modellare il giudizio d’appello come revisio prioris instantiae, ma certo contribuisce a 
caratterizzarlo maggiormente nel senso di un esame della decisione resa dal giudice di primo grado, 
piuttosto che nel senso di una prosecuzione della controversia instaurata nel precedente grado di 
giudizio. 
L’ammettere o meno in appello eccezioni e mezzi di prova nuovi, rispetto a quelli dedotti in primo 
grado, è una scelta che il legislatore ha fatto in molteplici occasioni di riforma del codice di rito, nel 
1865, nel 1940, nel 1950 e, da ultimo, nel 1990: in alcuni casi la scelta non è stata effettuata sulla base 
di principi generali, ma è stata determinata dalla concezione che il legislatore ha assunto, di volta in 
volta, rispetto alla natura e alla funzione del processo. 
La presenza di preclusioni più o meno rigorose in primo grado non può essere assunta come regola 
generale a giustificazione della chiusura o dell’apertura dell’appello ai nova, in quanto nulla 
impedirebbe al legislatore di prevedere un appello in cui è ammesso lo ius novorum, a fronte di un 
primo grado caratterizzato da rigide preclusioni, o, viceversa, di configurare un appello completamente 
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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Dal Ri
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marino Marinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

FAQ

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Parole chiave

appello
eccezioni
ius novorum
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