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Lo spazio educativo all'interno del carcere minorile

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Anteprima della tesi: Lo spazio educativo all'interno del carcere minorile, Pagina 7
  
9
Questo presente di evidenza così abbagliante conferisce il suo significato al passato: Genet si 
ricorda ora di aver cinicamente deciso di rubare. Che cosa è successo? Quasi nulla in definitiva: 
un’azione incominciata senza riflettere, concepita e condotta nella intimità segreta e silenziosa in 
cui egli spesso si rifugia, in quel momento è diventata obiettiva. Genet viene a sapere ciò che egli 
obiettivamente è. E’ codesto passaggio che deciderà della sua vita”
21
. Oramai in pasto alla reazione 
sociale, a Genet non rimane altro, per affermare la propria libertà, che costruire una teologia 
negativa e diventare lui stesso, l’escluso dalla società dei buoni, il santo del mondo dei cattivi, sua 
santità della perversione. 
L’apice del processo di esclusione di cui abbiamo tracciato il profilo è l’esperienza del carcere. La 
scoperta del reato, l’arresto, l’incontro-scontro con la macchina della Giustizia sono i primi passi 
verso l’etichettamento. Il carcere ne sancisce la perentorietà: l’ex detenuto, colui che riemerge dal 
mondo degli inferi, è ormai l’intoccabile, il rappresentante di una casta che, forse a causa del suo 
patrimonio genetico o delle sue alterazioni neurofisiologiche, non potrà mai redimersi e 
abbandonare la sua naturale inclinazione al crimine. Ma il destino del detenuto non irrompe nella 
storia inaspettato, d’un tratto: è stato lentamente costruito fin dall’infanzia, da meccanismi di un 
potere anonimo, onnipresente e invisibile di cui il carcere è solo la punta dell’iceberg. Per Foucault, 
“questa grande trama carceraria raggiunge tutti i dispositivi disciplinari che funzionano disseminati 
nella società”
22
, esiste una “continuità delle istituzioni che rinviano le une alle altre (dall’assistenza 
all’orfanotrofio, alla casa di correzione, al penitenziario, al battaglione di disciplina, alla prigione; 
dalla scuola alla società di patronato ... ). Continuità dei criteri e dei meccanismi punitivi che a 
partire dalla semplice deviazione appesantiscono progressivamente la regola e aggravano la 
sanzione”
23
. “Il delinquente è un prodotto dell’istituzione. Inutile, di conseguenza, meravigliarsi 
che, in proporzione considerevole, la biografia dei condannati passi per tutti  quei meccanismi e 
quelle istituzioni di cui si finge di credere che fossero destinati ad evitare la prigione”
24
. Si scopre 
“che non è il crimine a rendere estranei alla società, ma che il crimine stesso è dovuto piuttosto al 
fatto che si è nella società come estranei, che si appartiene a quella «razza imbastardita» di cui 
parlava Target, a quella «classe degradata dalla miseria, i cui vizi si oppongono come un ostacolo 
invincibile alle generose intenzioni che vogliono combatterla»”
25
. Ma c’è di più: il carcere esprime 
al meglio quell’arte della disciplina di cui Foucault ha fatto la storia, disciplina che si occupa della 
“ripartizione degli individui nello spazio”
26
, di “evitare le distribuzioni a gruppi; scomporre le 
                                                 
21
 Sartre J. P., Santo Genet commediante e martire, Il Saggiatore, Milano, 1972, pp. 18-19.  
22
 Foucault, Sorvegliare e punire, op. cit., p. 330. 
23
 Ibidem pp. 330-331. 
24
 Ibidem p. 333. 
25
 Ibidem p. 303. 
26
 Ibidem p. 154. 
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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Luca Presicci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Gustavo Charmet
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 219

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Parole chiave

carcere minorile
prigione
rieducazione
riformatorio

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