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Locri Epizefiri tra ricerca e valorizzazione

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Anteprima della tesi: Locri Epizefiri tra ricerca e valorizzazione, Pagina 5
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La forma completa del nome della polis, “oi Lokroi oi epizephyrioi”, è una forma plurale che 
corrisponde, secondo un uso non raro nell’antichità, al nome degli abitanti, cioè “i Locresi 
che abitano presso lo Zefirio”. Infatti, secondo le fonti, i colonizzatori si stabilirono dapprima 
al Capo Zefirio ( così chiamato perché la sua alte rupe proteggeva da Zefiro, il vento 
d’Occidente; oggi è Capo Bruzzano) e in questa zona restarono per tre o quattro anni, poi con 
l’aiuto dei Siracusani e la collaborazione dei Tarantini decisero di spostare la loro città un po’ 
più a nord, sulle pendici della collina Epopi, poiché non avevano trovato sufficienti terre da 
coltivare e quella era una zona assai più fertile e ricca di acque (Figura 2). 
Ma la località dove doveva sorgere la loro città definitiva era occupata dagli indigeni siculi 
che fu necessario cacciare con l’astuzia. Secondo quanto ci tramanda Polibio infatti, i Locresi 
si sarebbero impegnati con i Siculi in un giuramento di convivenza pacifica  “finché avessero 
calpestato la stessa terra e portato la testa sulle spalle”, ma avendo nascosto all’atto del 
giuramento terra nei calzari e teste d’aglio sulle spalle, una volta eliminatele ritennero di poter 
violare i patti senza risultare spergiuri e alla prima occasione, di lì a non molto, cacciarono i 
Siculi dalla zona. 
Il rapporto con gli indigeni appare dunque duramente conflittuale solo nel momento in cui i 
Locresi si impossessarono del sito definitivo della polis, subito dopo però le relazioni 
ripresero in modo pacifico: la documentazione archeologica indica che gli indigeni si 
adeguarono progressivamente ai prestigiosi modelli di vita proposti dai greci, la cui comunità 
risultava assai più avanzata ed efficiente dal punto di vista sociale, economico e militare, e 
infatti nell’arco di circa 150 anni la cultura indigena venne completamente assorbita da quella 
greca dominante. Dall’altro canto, Polibio afferma che i Locresi adottarono dai Siculi alcuni 
riti religiosi e anche alcuni culti, in particolar modo quello di Persefone; questo era un 
fenomeno frequente nelle colonizzazioni poiché serviva a gettare un ponte fra le popolazioni 
vecchie e quelle nuove
 4
. 
 
1.2 ORGANIZZAZIONE DELLA POLIS 
La polis di Locri Epizefiri era organizzata secondo il modello tipico della madrepatria: una 
rigida aristocrazia conservatrice deteneva il potere e lo esercitava attraverso l’"Assemblea dei 
Mille" che comprendeva, probabilmente, tutti i cittadini che godevano dei pieni diritti politici; 
la popolazione era, poi, suddivisa in tre tribù e trentasei fratrie. 
                                                 
4
 Costamagna e Sabbione 1990, pag.35

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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Ferrara
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze del turismo
  Relatore: Stefania Mancuso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

FAQ

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