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Memoria musicale e malattia di Alzheimer

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Anteprima della tesi: Memoria musicale e malattia di Alzheimer, Pagina 3
chiedendo il nome del compositore di ogni pezzo che ascoltavano. La sua storia 
clinica comprende un ictus e un incidente automobilistico con transitoria perdita di 
coscienza. La storia familiare invece informa che suo padre si ammalò di demenza 
all’età di 70 anni. 
Durante la richiesta di performance egli aveva mantenuto l’abilità di suonare pezzi di 
musica classica, ma non riusciva a ricordare il titolo né il compositore, sebbene nel 
repertorio ci fosse la V sinfonia di Beethoven. Egli era anche in grado di continuare a 
suonare pezzi a lui noti, iniziati dall’esaminatore. Non aveva idea di chi fosse il 
compositore o il titolo anche se gli si mostrava la lista che li conteneva. 
Presumibilmente il substrato anatomico della memoria procedurale include i circuiti 
striato-prefrontali così come il substrato della memoria dichiarativa include i circuiti 
di connessione con l’ippocampo, subiculum e corteccia associativa. 
Gran parte della patologia dell’AD interessa queste ultime regioni che sono 
probabilmente responsabili del decadimento della memoria dichiarativa in questi 
pazienti. Nel caso analizzato, la capacità di suonare composizioni precedentemente 
apprese rappresenta l’uso di un particolare tipo di memoria procedurale che è 
immagazzinata in parte del neostriatum, un’area del cervello risparmiata fino 
1
all’ultimo stadio dell’AD. 
L’Alzheimer non cancella la memoria musicale e anche quando lo stadio della 
malattia è avanzato l’ascolto di una melodia evoca un’emozione, un ricordo legato al 
brano. Un esperimento di questo tipo è riportato in uno studio effettuato nel centro 
per lungodegenti “Les Mesanges” di Hoenheim, nei pressi di Strasburgo. 
Per alcuni mesi i ricercatori hanno studiato un gruppo di persone colpite da 
Alzheimer a diversi stadi e hanno proposto loro ascolti di brani di musica popolare 
francese e tedesca. E’ noto che queste persone non riescono a ricordare fatti in 
maniera volontaria, mentre l’accesso alla memoria può avvenire in maniera 
involontaria. I pazienti, infatti, dopo aver ascoltato un brano, immediatamente 
ricordavano la musica, le parole e i fatti legati a quel motivo, le loro emozioni. 
L’équipe successivamente ha proposto brani di musica africana senza suscitare 
2
reazioni. 
Il nostro orecchio, fin dalla vita prenatale, è abituato alla musica tonale, quella 
occidentale, con tutte le convenzioni dell’armonia classica che fanno parte della 
nostra storia. 
Il sistema tonale è composto di abitudini e modi di percepire che fanno parte della 
nostra genetica e che sono condizionanti, inconsapevolmente, durante l’ascolto; 
questa impronta ci permette di memorizzare facilmente, naturalmente la musica. 
Ad ogni ascolto entra in gioco il nostro sistema negli elementi che lo compongono 
(intervalli, timbri, ritmi, intensità, armonie) e che ha formato la nostra cultura tonale. 
Nel ‘900 si sono oltrepassati i limiti della tonalità e la memorizzazione ne ha subito le 
conseguenze. La melodia e l’armonia dei suoni non ricerca più la tonalità ed esse non 
fanno più parte della centralità dell’opera. 
1
 H.A. CRYSTAL, E. GROBER, D. MASUR, Preservation of musical memory in Alzheimer’s disease, Journal 
of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, 1989, 52: 1415-1416 
2
 S. RAGNI, Musica e memoria: Arteterapia geriatrica, Rivista “Artiterapie”, n° 3-4, 2003 
10 
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Informazioni tesi

  Autore: Giovanna Dellacasagrande
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Musicoterapia
Anno: 2010
Docente/Relatore: Alfredo Raglio
Istituito da: Casa della Musica - Genova
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

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